Si è spento un faro, ma la luce resta

Adriana Querzè in Burkina Faso, con la pedagogia Freinet

Modena, 17 maggio 2022 – Ci ha lasciati Adriana Querzé , insegnante, dirigente scolastica, formatrice e per dieci anni, tra il 2004 e il 2014, assessora all’Istruzione del Comune di Modena. Ha dedicato la vita alla scuola, con grande attenzione per i più fragili. Tanti docenti la ricordano con affetto e riconoscenza.

Adriana Querzè è stata un faro per molti docenti modenesi ,e non solo. 
Donna di grande cultura , da sempre nei corsi di formazione che conduceva, ci ha trasmesso l’apertura alle differenze , l’importanza dell’ascolto, la necessità di sospendere il giudizio.
Ha saputo dare, a noi che  per primi ci trovavamo ad insegnare  agli alunni disabili nella scuola primaria, utili indicazioni pedagogiche e didattiche , mostrandoci come l’inclusione dovesse necessariamente passare attraverso la valorizzazione delle differenze, delle peculiarità e dei talenti di ogni singolo alunno.
Allo stesso modo ci ha sostenuto quando ci siamo trovati ad  occuparci e preoccuparci dell’accoglienza degli alunni figli di migranti.
Ci ha suggerito l’utilizzo delle fiabe, come ponte tra i popoli e le diverse culture, un ponte del tutto naturale per i bambini; ci ha invitato a dare spazio al racconto orale e alla narrazione reciproca, per esaltare le somiglianze, più che le differenze.
E lo ha fatto con la delicatezza e la grande lucidità che l’hanno sempre contraddistinta, forte dei valori che ha voluto condividere con noi. 
La scuola di Modena ti deve molto, grazie Adriana.
 
Antonella Bottazzi docente di scuola primaria
 

Perché leggere le storie di Giufà?

Le storie di questo personaggio giramondo ci permettono di avvicinarci a popoli e culture molto diversi dalla nostra, scoprendo però, forse con sorpresa, che oltre a tante differenze che ci dividono, ci sono tante somiglianze che potrebbero unirci.
Adriana Querzè e Arturo Ghinelli, autori del libro

Un’amica, una collega, una formatrice

Adriana era un’amica, una collega, una formatrice, una mente lucida, che ha trasmesso a tutti noi una visione chiara, anche se complessa, del mondo della scuola e della società. Ci ha dato  sempre una speranza di poter cambiare, in meglio, la scuola e il mondo. Lo ha fatto qui nella nostra realtà, ma si è spesa anche per il miglioramento delle scuole in Burkina Faso, in collaborazione con l’ONG Bambini nel Deserto. Prima appoggiando la pubblicazione di fiabe “Italia Burkina andata e ritorno”, poi promuovendo una ricerca sulle difficoltà di apprendimento, seguita da una sperimentazione didattica di cui ha curato buona parte dei contenuti teorici. Oltre a noi, la piangono diversi colleghi insegnanti del Burkina Faso, che hanno conosciuto la sua umanità e competenza in occasione della prima formazione nel 2012. Ma il vuoto che ci lascia sarà riempito da ciò che siamo e che sappiamo, anche grazie a lei.
Bruna Montorsi docente di scuola primaria
Fiabe nate dalla corrispondenza Italia- Burkina Faso tra alunni della scuola primaria
Condividi:

Festeggiamo Mario Lodi a Cenci!

Il Movimento di Cooperazione Educativa, la Casa Laboratorio Cenci e la Rete di Cooperazione Educativa vi invitano a Cenci il 27, 28 e 29 Maggio per festeggiare il centenario di Mario Lodi insieme.

I posti per i laboratori in presenza sono TERMINATI.

Sono invece ancora APERTE le iscrizioni perlaboratori e le plenarie a distanza a questo link https://forms.gle/vzsr6oRdVSHTYoYy9
Per completare l’iscrizione vanno versati € 40 alla RETE DI COOPERAZIONE EDUCATIVA
IBAN: IT48I0501812101000011769494

Condividi:

Festival di Internazionale Kids 2022

Vi ricordiamo che dal 27 al 29 maggio torna a Reggio Emilia il festival di Internazionale Kids!
Tre giorni di incontri e scoperte per parlare di attualità, sport, ambiente, libri, musica e molto altro. Il festival è per un pubblico dai sette anni in su, ma sono benvenute le persone di ogni età se accompagnate da un bambino.
Tutti gli incontri sono gratuiti e si svolgono tra i Chiostri di San Pietro e il palazzo dei Musei.

Clicca sull’immagine per scoprire il programma!

Condividi:

Per conoscere la scuola “moderna” di Célestin Freinet

In occasione del webinar MCE che si terrà sulla piattaforma zoom lunedì prossimo, 23 maggio, abbiamo rivolto alcune domande a Enrico Bottero, traduttore, per MCE, della nuova edizione italiana della Scuola “moderna”. Guida pratica per l’organizzazione materiale, tecnica e pedagogica della scuola “popolare”, Asterios, Trieste 2022, apparso di recente in libreria.

Gentile professore, in merito a questo libro, da Lei recentemente tradotto dal francese, quali ritiene siano i punti essenziali di cui un lettore italiano deve tener conto nella lettura?

La scuola “moderna”, testo scritto durante la seconda guerra mondiale in un periodo, per Freinet, di immobilità forzata, è una sintesi  efficace dell’organizzazione della classe cooperativa. Prima di allora, spinto dall’esigenza dell’azione, aveva scritto articoli sulle esperienze delle diverse tecniche.  Solo durante la guerra scrisse un libro che le presenta tutte insieme grazie alla descrizione di una giornata nella scuola. Di qui l’importanza del volume che abbiamo pubblicato. Per comprenderla è però necessario contestualizzare distinguendo tra ciò che è inevitabilmente datato e ciò che  possiamo considerare di attualità.

Iniziamo dal primo aspetto. Soffre inevitabilmente dell’usura del tempo la concezione provvidenziale della storia che emerge fin dalle prime pagine (la certezza del prossimo avvento della società socialista).  È pur vero che dobbiamo rivendicare un rapporto tra pedagogia e politica, oggi pericolosamente ignorato (il che vorrebbe dire legittimare lo statu quo), ma non abbiamo più quelle “certezze”. Non abbiamo più una teodicea, la certezza di un’utopia realizzata. Abbiamo ancora una speranza ma, fortunatamente, meno certezze. Un altro aspetto legato al tempo trascorso è l’utilizzo di tecniche e materiali ormai desueti. Oggi non si usano più la tipografia o il ciclostile né si utilizzano le bandes enseignantes. Abbiamo nuovi strumenti e nuovi materiali. Dobbiamo utilizzarli al meglio nello spirito della scuola “moderna”. Abbiamo anche una società ben diversa. Quando scriveva Freinet c’era una scuola chiusa e impermeabile alla vita. Oggi c’è ancora chiusura ma la vita fuori dalla scuola è diversa perché molto  più condizionata dal consumismo. Che cosa vuol dire oggi aprire la scuola al mondo, alla vita? L’apertura alla vita va pensata per evitare di diventare strumenti di logiche mercatistiche (a volte richieste dagli stessi genitori). La scuola deve essere un luogo in cui i ragazzi, affinché possano apprendere a cooperare, siano protetti dalla pervasive logiche competitive del moderno “capitalismo pulsionale”.

Detto questo, la grande attualità del libro sta nel fatto che mette al centro dell’azione dell’insegnante l’organizzazione materiale del lavoro. Se vogliamo superare la pedagogia tradizionale, dice Freinet, dobbiamo agire sull’organizzazione del lavoro. Una sua frase  dovrebbe farci riflettere: «L’efficienza intellettuale, morale e sociale della vostra educazione non è solo condizionata, come ci hanno fatto credere per troppo tempo, dalla personalità dell’educatore o dal potere magico di un metodo. L’efficienza dipende dal materiale utilizzato, dalla sua perfezione e dall’organizzazione tecnica del lavoro».

Questa affermazione è agli antipodi della mentalità idealistica (ancora diffusa in Italia, più di quanto non si creda) secondo cui sarebbero la genialità dell’educatore, la sua capacità empatica, e magari “seduttiva”, a fare la differenza. Se vogliamo cambiare la scuola, dice Freinet, «dobbiamo smettere di contare sui casi eccezionali», (anche se lodevoli) magari, aggiungo io, facendone delle icone:  «…cerchiamo strumenti, tecniche e un’organizzazione che consentano i migliori risultati educativi con insegnanti normali» i quali dovrebbero comunque credere nell’utilità delle tecniche e nel progetto pedagogico che le motiva.

Un altro aspetto importante del libro, anche se ancora sotto traccia («Cooperazione Educativa», n. 2, 1963), è la consapevolezza che la pedagogia proposta da Freinet non sia solo un insieme di tecniche ma un vero e proprio sistema. L’originalità di Freinet, non sta nelle singole tecniche (quasi tutte mutuate da altri educatori) ma nell’aver costruito una loro sintesi coerente. Coerente con che cosa? Con alcuni principi di fondo: si parte dall’espressione libera e creativa dei ragazzi e dalla comunicazione  (si fa qualcosa per qualcuno, non compiti “scolastici”)  e, con l’occasione, si  lavora per  giungere agli apprendimenti (pratici e cognitivi). Freinet ha indicato, concretamente, la via di una pedagogia degna di questo nome: conciliare l’esigenza di finalizzazione (dare un senso a ciò che si fa a scuola) con quella di formalizzazione (acquisire saperi e competenze pratiche e intellettuali).

I due fattori qui nominati che segnano l’attualità del libro (centralità dell’organizzazione e natura sistemica della pedagogia Freinet) indicano una scelta: la pedagogia Freinet (che non è “metodo”) deve evolversi (anche con nuove tecniche) ma senza modificare la sua struttura di fondo, i suoi principi. Se la cooperazione tra insegnanti ha luogo condividendo pratiche più che teorie, le tecniche Freinet sono un punto di riferimento essenziale. Non bisogna ogni volta reinventare l’ombrello. Se c’è già un buon ombrello che ci copre insieme dalla pioggia, partiamo da quello, miglioriamolo e arricchiamolo insieme. È anche questo un suggerimento di Freinet.

Sappiamo e apprezziamo i corsi di formazione che sta tenendo per insegnanti di scuola primaria. Quale, a suo avviso, è per i docenti di oggi l’attualità di questo “maestro” tanto apprezzato nel Movimento di Cooperazione Educativa?

Credo che l’attualità di Freinet (ma vorrei qui ricordare l’importante contributo della moglie Elise, troppo spesso misconosciuto) tra i maestri e le maestre di oggi consista proprio nella concretezza e realizzabilità delle tecniche. Gli insegnanti che, insofferenti della pedagogia tradizionale, cercano nuove vie trovano nella pedagogia Freinet e nelle tecniche una proposta praticabile per dare concretezza alle idee che li/le animano. Per questo sono importanti i momenti di ricerca/formazione. Non si tratta di “insegnare agli insegnanti” le tecniche che dovrebbero “applicare”, ma di condividere esempi attuali di organizzazione della classe cooperativa in modo che ciascuno possa sperimentare la sua via, tenendo conto delle condizioni materiali e umane del suo contesto. Le nuove esperienze vanno poi documentate, condivise e discusse insieme (in questo modo arricchite ed eventualmente corrette). Lavorare insieme sulle tecniche vuol dire cooperare concretamente tra insegnanti. È quello che molti di loro stanno cercando di fare, spesso utilizzando le piattaforme web che permettono di comunicare anche con i colleghi lontani. Solo un adulto capace di cooperare realmente con gli altri (dunque disposto ad accogliere le eventuali critiche e a modificare le proprie azioni, autoregolandosi) può promuovere un gruppo cooperativo con i suoi ragazzi. Lavorando con gli/le insegnanti mi rendo conto di quanto i molti impegni a cui oggi sono vincolati (anche grazie ad alcune derive dell’aziendalismo scolastico) rendano più difficile dedicare tempo alla documentazione e alla cooperazione con colleghi “freinetiani” che spesso lavorano in scuole lontane. Si tratta comunque di una via obbligata. Non bisogna demordere se vogliamo dare un futuro alla pedagogia cooperativa e “popolare”, a una scuola che sia democratica.


Ci può indicare, in breve, qualche esempio di condivisione e “uso” delle tecniche Freinet da parte di qualche docente nella sua pratica professionale quotidiana?

Si potrebbero fare molti esempi. Nel MCE oggi ci sono molti insegnanti che stanno lavorando con le tecniche. C’è chi è solo agli inizi e chi ci lavora da molti anni. Molto interesse, ad esempio, suscita il piano di lavoro. Io, tuttavia, non partirei da lì. Il piano di lavoro è una tecnica che ne riassume in sé molte altre (testo libero, attività di ricerca, preparazione di conferenze, lavoro sugli schedari di lingua e matematica, ecc.).  Se non vogliamo che si riduca ad essere una risposta alla domanda  di soluzioni per individualizzare le abilità di lingua e matematica attraverso esercizi prima sarebbe necessario introdurre alcune tecniche di vita. Molti insegnanti, giustamente, propongono e sperimentano in classe prima di tutto il testo libero, a cui seguono le tecniche di comunicazione (giornale, corrispondenza, radio, ecc.). Si rendono conto che il piano di lavoro senza solide basi nel metodo naturale non avrebbe alcun senso. Le classi che lavorano già con più tecniche arrivano naturalmente a costituire la cooperativa (o consiglio di cooperativa), un’istituzione di mediazione in cui si discutono proposte per la vita e il lavoro della classe, oltre a eventuali conflitti sulle attività e la loro gestione. Per operare, questa “istituzione” richiede però che si stia già lavorando con le tecniche. Se gli spazi di parola non hanno a disposizione attività comuni da organizzare si finisce per parlare solo dei problemi di relazione. Non va dimenticato che nella pedagogia Freinet la mediazione delle relazioni ha luogo attraverso l’impegno dei ragazzi in un lavoro comune.

A cura di Giuliana Manfredi

Clicca sull’immagine per andare alla scheda del libro

Condividi:

Freinet nella scuola di oggi

Il 23 Maggio alle 17,30 durante il nostro webinar ci confronteremo su un libro che da molti anni aspettava una nuova edizione italiana: La scuola “moderna“. Guida pratica per l’organizzazione materiale, tecnica e pedagogica della scuola “popolare”. Un’occasione di dialogo, a cui partecipare per comprendere che Freinet ha ancora molto da dirci.

L’ iscrizione è possibile fino al 22 Maggio compilando il modulo al seguente link: https://forms.gle/GLAnyAzTEyUQKJdaA

Clicca sull’immagine per andare alla scheda del libro
Condividi:

Oltre il libro di testo

Una riflessione arrivata dal gruppo MCE Didattica della Ricerca e Adozione alternativa. La condividiamo su queste pagine come spunto di riflessione e proposta di accompagnamento per le e gli insegnanti che volessero iniziare ad andare oltre.

Photo Antonella Bottazzi

È maggio e si avvicina il momento in cui effettuare l’adozione dei testi per le nostre classi.

Non è facile per l’insegnante saper scegliere gli strumenti più idonei ed efficaci, ma sicuramente averne molti e diversificati può essere una grande opportunità. Questa è una possibilità reale e praticabile da subito, la normativa lo permette da moltissimi anni e le esperienze di insegnanti e di intere scuole lo testimoniano.

L’accesso ai saperi, ossia la formazione del pensiero, è uno dei nodi centrali della formazione e, se da una parte è indispensabile tener presente come le bambine e i bambini, in contesti collettivi e cooperativi, apprendono e imparano a costruire relazioni e conoscenza, dall’altro lato è fondamentale dotare la classe di una biblioteca di lavoro ricca di documenti, libri, monografie di diverso genere, supporto e formato, in grado di rispondere alle domande e curiosità delle giovani generazioni e di formare un bagaglio di strumenti per la formazione continua.

Noi di MCE affermiamo che non possa essere il testo unico – dove il “programma” è dettato dall’indice e, inevitabilmente, la sintesi prevale sull’accuratezza, l’approfondimento e (a volte anche) la correttezza scientifico-epistemologica – a sostenere i processi di apprendimento di bambine e bambine.

Questo è il momento in cui esercitare con decisione la libertà di insegnamento e il diritto di avvalersi degli strumenti che più arricchiscono i progetti didattici che stiamo tratteggiando per il prossimo anno scolastico.

Pertanto per promuovere la pratica virtuosa dell’adozione di strumenti alternativi al libro di testo, abbiamo realizzato un brevissimo video e restiamo a vostra disposizione per rispondere a curiosità, dubbi e domande anche relativi agli aspetti relativi alla legislazione.

http://quattropassiascuola.mce-fimem.it/se-non-ora-quando/

Marta Marchi per il gruppo MCE Didattica della Ricerca e Adozione alternativa.

Condividi:

“Si scrive soltanto una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore…” (Joseph Conrad)

Per la giornata mondiale del libro, ecco a voi il catalogo completo delle nostre due collane aggiornato ad oggi.

Scoprite i libri che vi potrebbero interessare, con cui e su cui lavorare.

Condividi:

Un centenario di eventi!

Le celebrazioni del centenario di Mario Lodi iniziate il 17 Febbraio, giorno del suo compleanno, stanno procedendo con molteplici iniziative di studio e riflessione sul contributo ancora attuale, che il maestro ha consegnato al mondo dell’educazione e alla nostra società.

Con piacere vi segnaliamo gli appuntamenti più vicini.

Il convegno di studi  Cominciare dal bambino: la scuola di Mario Lodi
Milano, venerdì 18 marzo 2022 – ore 9.30
12,45

Palazzo Pirelli, Piazza Duca D’Aosta – Auditorium Gaber.

Il convegno è organizzato dal Consiglio regionale della Lombardia, in collaborazione con il Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario di Mario Lodi, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Francesco Tonucci coordinerà gli interventi di: Elisabetta Nigris, Pierpaolo Triani, Sabrina Fava, Franca Zuccoli. Potrà essere seguito anche in diretta streaming: https://mediaportal.regione.lombardia.it/embed/live/13630

L’incontro CENTO ANNI DI LODI! IL MAESTRO DI VHO DI PIADENA che si svolgerà il 22 Marzo dalle 10,30 alle 12,30 all’interno della Fiera del libro per ragazzi di Bologna. A cura della rivista Il Pepeverde in collaborazione con Edizioni Conoscenza, avrà tra i partecipanti Carla Ida Salviati, Valentina De Proporis e Clelia Tollot.

Ed infine ecco l’elenco delle ristampe

Condividi:

Storie di pace

“Il coniglio diceva: la cosa più importante è avere orecchie lunghe…”: è l’inizio di un’appassionata discussione tra gli animali del bosco in cui di volta in volta la particolarità di ognuno viene …

“LA COSA PIÙ IMPORTANTE” edizioni  FATATRAC

Isolato in trincea, un soldato combatte contro un nemico che non vede, ma che di certo è un mostro. O almeno, così dice il manuale che gli hanno dato i comandanti. Una notte, però, il soldato si avventura fuori dal suo buco e scopre che il terribile nemico, in realtà, non è poi così diverso da lui. E che la pace è molto meglio della guerra.  

“IL NEMICO” edizioni TERRE DI MEZZO

Flon-Flon e Musetta sono amici e giocano sempre insieme fino al giorno in cui scoppia la guerra e non possono vedersi più perché Musetta “sta dall’altra parte della guerra”.

“FLON FLON E MUSETTA” edizioni AER

Sulla sponda di un fiume abitano due famiglie di contadini, una sulla riva sinistra e l’altra sulla riva destra. Fra le famiglie non scorre buon sangue e spesso litigano fra di loro. Ma un giorno, quando le acque nel fiume si sono abbassate, i bambini non resistono alla tentazione e attraversano il fiume…

“IL PONTE DEI BAMBINI” edizioni  BOHEME

Meno male che c’è un grande muro che divide il libro! Da questo lato siamo al sicuro, dall’altro invece ci sono tanti pericoli e persino un terribile orco affamato. Ma sarà proprio vero ?

“IL MURO IN MEZZO AL LIBRO” edizioni IL CASTORO

Tutto ha inizio per una sciocchezza: di tutti i fiori del prato, un topolino vuole per sé giusto quello che un ranocchio ha appena raccolto… e se lo prende. Il ranocchio chiama in aiuto i suoi amici e il topo, allora, organizza la difesa. In un baleno, sul prato si scatena la guerra: attacchi e ritirate, contrattacchi e agguati, fino alla distruzione. Dove prima sbocciavano i fiori, non resta che desolazione. Fra le rovine, un fiore sciupato. La guerra … perché.

“PERCHÉ?” edizioni NORD SUD

Tante piccole fiabe per ridere, sognare e pensare. Quattordici storie che insegnano a ripudiare la guerra e i conflitti e a privilegiare la pace, l’amicizia e la fantasia, immaginando modalità diverse per la costruzione di un mondo non violento. …

“FAVOLE DI PACE” edizioni ad alta leggibilità TERRA SANTE

Dallo scontro all’amicizia, dalla lite più accesa alla condivisione di un tramonto, David Mckee distrugge l’ostacolo che ci impedisce di accogliere nuove prospettive e ci invita alla riflessione: siamo proprio sicuri che la nostra verità non sia parziale? 

“DUE MOSTRI” edizioni LAPIS

Il signor Bruno, un coniglio marrone, e il signor Bigio, un coniglio grigio, vivono in due tane vicine. Sono sempre andati molto d’accordo, ma un giorno iniziano a litigare… finché una brutta avventura li farà tornare amici. 

“IL LITIGIO”  edizioni BABALIBRI

Condividi: