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MEZZ’ ORA CON NOI – Un modo per fare scienza a scuola

Il ciclo dei nostri Miniwebinar prosegue con il 2° appuntamento.

Il 25 Gennaio alle ore 17,30 vogliamo indagare– assieme a Maria Arcà – un modo per fare scienza a scuola.
Come possiamo capire la struttura dei materiali e degli oggetti della vita quotidiana?

Maria Arcà autrice, con Rosalba Prando, del libro Materia e materiali
risponderà ad alcuni interrogativi sull’argomento tracciando un
possibile percorso da proporre in classe.

Per la sola giornata del webinar il libro sarà acquistabile a metà
prezzo qui:
https://store.streetlib.com/it/maria-arca/materia-e-materiali

Per partecipare iscrivetevi compilando il modulo al seguente link
https://forms.gle/i2RBeGndAvPS4X6E6
Le iscrizioni si accettano fino al 24 gennaio.

Il webinar sarà anche trasmesso in streaming su Facebook nel Gruppo
“Quaderni MCE” al seguente indirizzo:
https://www.facebook.com/groups/1449816541808082

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Una Scuola per il Paese che riparte

Tappa romana del 70 anniversario del Movimento di Cooperazione Educativa

SABATO 15 GENNAIO
– Formarsi nel laboratorio adulto
E MARTEDI’ 18 GENNAIO
– La formazione dell’insegnante: una grande questione      
ISCRIZIONI AL LINK entro il 14 gennaio       https://forms.gle/DhDvSVg32mavRLrs8 

                                                     

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«Qualsiasi conoscenza è narrazione»

Riportiamo di seguito la registrazione del webinar Rami di uno stesso albero andato in onda sulla nostra piattaforma Mercoledì 15 Dicembre, per permetterne l’ascolto a chi lo avesse perso e a chi volesse riascoltarlo.

Nel video Antonella Bottazzi, autrice del libro, e Franco Lorenzoni ci raccontano la lunga strada fatta insieme nello sperimentare la narrazione come potentissimo strumento di conoscenza di sé e del mondo.

Raccontano le loro esperienze, il cammino che li ha portati a comprendere le regole fondamentali da porre alla base di questa pratica per garantire uno spazio di autentica democrazia: il cerchio narrativo. Un luogo protetto, in cui tutti possano esprimersi senza paura, che migliora in ciascuno la capacità di parlare e di mettersi in relazione.

Clicca sull’immagine per andare alla scheda del libro

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Matematica e Invalsi: dubbi e difficoltà di un’insegnante

Quest’anno mi ritrovo a insegnare per la prima volta matematica in una classe quinta. Sfoglio il libro di testo per farmi un’idea del materiale in dotazione e mi accorgo fin da subito della quantità di argomenti inseriti.

Ora che sono passati alcuni mesi dall’inizio dell’anno scolastico, mi sono ormai fatta un’idea delle difficoltà e punti di forza dei bambini e dei loro tempi di apprendimento, perciò riguardo gli argomenti proposti dal libro e mi sembrano veramente tanti: perimetro, area, volume, circonferenza, potenze, espressioni, unità di misura, probabilità, statistica, relazioni… tutto questo e anche di più si può trovare sul libro di testo adottato dalla classe. Confrontandomi con le colleghe, anche loro concordano che gli argomenti siano troppi, alcune fanno notare che certe conoscenze e abilità verranno riprese alla secondaria solo in classe terza… siamo insomma abbastanza d’accordo che sia meglio proporre meno argomenti ma affrontati con la giusta attenzione, e anche le colleghe della secondaria sembrano concordare. Molto bene, problema risolto, giusto?

E invece no, perché ecco comparire lo spauracchio che fa cambiare idea a molti insegnanti: le prove INVALSI. La probabilità va per forza accennata perché negli INVALSI è presente; è vero che la circonferenza verrà ripresa alla secondaria solo in classe terza, ma negli INVALSI i bambini la troveranno…

Gli INVALSI ci sono, è un dato di fatto, che ci piacciano oppure no. Ma come si può gestire il contrasto fra le riflessioni degli insegnanti su cosa sarebbe più sensato per la propria classe e la consapevolezza di questa prova che a un mese dalla fine della scuola pesa su tutti come una spada di Damocle? I docenti sanno che i risultati della propria classe saranno pubblici e d’altra parte i bambini, pur non essendo i soggetti valutati dagli INVALSI, sono coloro che si trovano a dover affrontare una prova lunga e faticosa: come loro maestra mi chiedo se sia giusto lasciarli così sprovveduti davanti a tanti quesiti ai quali, se non saranno stati affrontati certi argomenti, so già che non saranno in grado di rispondere.

D’altra parte, è giusto mettere in secondo piano le necessità della classe in termini di apprendimento solo perché un certo giorno arriverà una prova nazionale, scritta da chi non conosce gli alunni che abbiamo davanti? Finalmente siamo arrivati a un sistema di valutazione per la scuola primaria che prevede la possibilità di obiettivi differenti nelle diverse classi, perché ogni percorso di apprendimento è unico e non perfettamente sovrapponibile a quello dei bambini inseriti in altri contesti. Se da un lato abbiamo fatto questo grande passo avanti, dall’altro mi chiedo come conciliarlo con un sistema di valutazione nazionale che pretende invece di valutare tutti come se fossero uguali.

Voi cosa ne pensate? Anche altri insegnanti vivono questa difficoltà? Come la gestite? Pensate ci possa essere un modo per sfruttare la presenza degli Invalsi in maniera positiva?

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Solo ginnastica?

Dal quotidiano “La Repubblica”

«Manovra, scuola: dal 2022 in quarta e quinta elementare arriva il maestro di ginnastica»
«Le scienze motorie diventeranno obbligatorie due ore a settimana. Le proteste dei laureati in Scienze della formazione primaria: «Così si frammenta l’istruzione».»

A fine Ottobre i media nazionali hanno annunciato che la manovra economica prevedeva l’introduzione delle scienze motorie come materia curricolare, quindi obbligatoria, almeno due volte la settimana nella scuola primaria. Sarà nominato un docente per le attività fisiche fornito di titolo idoneo e inquadrato nella classe di concorso “Scienze motorie e sportive nella scuola primaria”.

La sperimentazione inizierà a partire dall’anno scolastico 2022-2023 nelle classi quarta e quinta primaria. Se sarà ritenuta positiva sarà applicata immediatamente a tutte le classi del primo ciclo.

L’introduzione del maestro di ginnastica ha suscitato un vivo dibattito nel mondo della scuola e dell’educazione. Il Coordinamento Nazionale dei laureati e studenti in Scienze della formazione primaria (laurea quinquennale), hanno espresso il loro disaccordo con la campagna social #MAESTRINPALESTRA sottolineando che

«L’Educazione motoria nella scuola primaria deve essere interdisciplinare e inclusiva. Ai bambini servono docenti interdisciplinari, che, tra l’altro, oggi, hanno fatto già una preparazione in motoria e gioco. Così si frammenta l’istruzione primaria. I bambini hanno bisogno di pratiche inclusive, che prevedono la commistione e l’uso di più linguaggi e codici comunicativi e hanno il diritto di costruire gli apprendimenti e le relazioni educative con tempi distesi e non con orari frammentati e discipline separate.»

Leggendo e ascoltando i diversi documenti i punti critici più discussi e da risolvere sono: i maestri devono avere compresenza, co-progettazione e titolarità della disciplina, sia nel tempo modulare (24, 27 e 30 ore) sia nel tempo pieno di (40 ore).

Cosa ne pensate? qual è la vostra esperienza? Educazione motoria è solo ginnastica o anche altro? la ginnastica è sufficiente ai bambini per conquistare un rapporto positivo e sano con il proprio corpo? e il teatro? la danza? la musica? il gioco?

Come rendere efficace e coerente ai bisogni espressivi dei bambini la proposta del Ministero secondo voi?

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Le galline volanti

Le Galline Volanti è un blog e associazione di promozione sociale dedicata ai libri per bambini e per ragazzi, nata a Reggio Emilia da Ada e Silvia, due professioniste, mamme, legate dalla loro forte passione per i libri.

clicca sulla gallina per collegarti al loro blog!

Ada e Silvia raccontano così la loro avventura: “Consideriamo il libro un potente strumento di relazione… Un adulto che legge a un bambino è molto più di quello che sembra. È un tempo dedicato in cui dare spazio alle domande e riscoprire tempi dettati non dal mondo ma dalla mente. È un modo per l’adulto di rimettersi in discussione e per il bambino di arrivare al cuore delle cose. L’idea del blog è maturata piano piano, dal desiderio di coltivare sogni apparentemente impossibili (galline che volano?), la voglia di lasciare una traccia dei libri che ci piacciono, dei pensieri che ci attraversano e delle tante reti che intorno ai libri si sono create. Abbiamo così iniziato ad annaffiare il pollaio, dando lustro ai libri per bambini e ragazzi, raccontando di come sono entrati nelle nostre vite.”

Le due autrici hanno realizzato uno strumento ricco, aperto all’ascolto e al confronto, molto utile agli insegnanti interessati a dotare la loro classe di un’efficace biblioteca di lavoro contro i limiti e l’inadeguatezza formativa del libro di testo.

Da Maggio 2021 MCE I 4 PASSI camminano con le Galline Volanti! I componenti del secondo passo Strumenti della ricerca-azione concreta l’adozione alternativa al libro di testo e la biblioteca di classe, descrivono così questa scelta: “Il passo Didattica della ricerca si è orientato verso Galline Volanti per la pluralità di attività, per le diverse rubriche e proposte, per la sensibilità e l’apertura verso le tematiche e le realtà quotidiane e, dunque, per l’attenzione all’ascolto e alla parola…” Leggi tutto il post cliccando qui

Se non conosci I 4 PASSI e l’importanza che rivestono per noi, insegnanti del Movimento di Cooperazione Educativa clicca immediatamente su questo link: http://www.mce-fimem.it/i-4-passi-a-scuola-per-una-pedagogia-dellemancipazione/

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Noi e il “donmilanismo” di Paola Mastrocola

 Il libro scritto da Luca Ricolfi e Paola Mastrocola, – Il danno scolastico. La scuola progressista come macchina della disuguaglianza – (La nave di Teseo, 2021),  ha suscitato in queste settimane dibattiti e prese di posizione fortemente critiche da parte di altri docenti e ricercatori, sui media e in rete.

Paola Mastrocola non è la prima volta che  presenta la sua tesi sul declino della scuola italiana come effetto del “donmilanismo” che dal 1967, secondo lei, è il riferimento pedagogico-riformatore del nostro sistema di istruzione. Già  in altre pubblicazioni  la professoressa aveva presentato  la sua ipotesi sulla disuguaglianza e l’incapacità della scuola di fare da ascensore sociale: l’abbassamento dell’asticella voluto per compensare le diseguaglianze di partenza e che in realtà danneggia ancora di più i ceti popolari. Quell’abbassamento voluto dai fautori della scuola democratica, che hanno sempre trascurato un  aspetto, un  minuscolo dettaglio… la preparazione. Il livello di studio. La qualità e quantità delle “cose” insegnate-imparate, [soprattutto nel corso dei primi 8 anni di scuola]. 

Nell’introduzione i due autori presentano questo libro come l’esito di un processo di verifica positiva di quella congettura, intrapreso dal professor Ricolfi, che, accolta la sfida, controlla l’ipotesi attraverso i dati e i modelli matematici, e dopo tre anni [ottiene] la conferma.

Mi chiedo:  siamo di fronte ad una “dimostrazione” o a un processo tautologico di lettura della realtà? Un’altra occasione per creare polemiche anziché cooperazione?  E la causa vera di questo abbassamento della preparazione dei nostri studenti è davvero la cecità della stragrande maggioranza, direi la totalità dei sostenitori della “scuola democratica” come sancisce l’autrice? Credo sia importante per ogni insegnante riflettere su questo. Penso ci serva per alimentare la riflessione sui problemi che la nostra scuola vive, discuterne insieme, cercare di costruire soluzioni cooperando e crescere professionalmente. Come primo contributo riporto di seguito il post  con cui Vanessa Roghi ha presentato l’uscita di questo libro in rete e l’intervento di Franco Lorenzoni  a Fahrenheit (Radio3) nella puntata del 18 Ottobre 2021, intitolata Una scuola tante scuole. Vanessa Roghi esprime poche parole, ma chiare. Nelle ultime righe del suo post rimanda ad un suo precedente articolo (2017) pubblicato su Minima et moralia, che ritiene ancora valido per mettere in risalto la poca conoscenza della storia della scuola italiana e la superficialità su cui si basa la teoria degli autori.

Mi immagino gli editori decidere di mettere la parola “progressista” in copertina, perché pareva brutto usare la parola “democratica” ma come è evidente leggendo il libro fin dalla quarta, quella era la parola che Ricolfi e Mastrocola avevano in mente: democratica.

Sono anni che la usano così questa parola, come un insulto, e non solo loro: ecco a me questa cosa fa orrore.

Poi se avrò tempo scriverò una recensione del libro che hanno scritto, intanto condivido un vecchio articolo perché sì vede che fra le cose di cui avere nostalgia c’è solo lo studio degli altri e non il proprio.

Una scuola. Tante scuole

18 ottobre 2021

Franco Lorenzoni dal 33° minuto della trasmissione partecipa al dibattito con Luca Ricolfi e Pia Valadiano: https://www.raiplayradio.it/audio/2021/10/FAHRENHEIT-d7889412-6dbb-4a5a-a5e7-796d0aa6e937.html

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Scrivo prima di scrivere, leggo prima di leggere

Dal 17 al 19 giugno un gruppo di insegnanti si è riunito a Terno d’Isola (BG) per un corso dal titolo “Scrivo prima di scrivere, leggo prima di leggere”, organizzato dal Gruppo Territoriale di Bergamo. Dopo tanto tempo, finalmente in presenza! Abbiamo potuto tornare a metterci in cerchio, a condividere pensieri ed esperienze guardandoci negli occhi.

Durante il corso abbiamo affrontato alcuni dei temi che potete trovare nel libro “Chi ben comincia. Parlare-scrivere-leggere a scuola”: un libro e un corso per diffondere il metodo naturale. Un metodo che in realtà è un “non metodo”, perché non crediamo in tappe predefinite per insegnare ai bambini e ai ragazzi a usare la lingua. Crediamo invece nel valore fondamentale della parola e del linguaggio in tutti i suoi usi, non solo nella lettura e nella scrittura ma anche nell’oralità, nel dialogo costante con l’altro. Crediamo nell’importanza di creare un contesto accogliente, in cui ci sia spazio per la parola e per esprimersi, e nella cooperazione. Se diamo ai bambini la possibilità di mettersi alla prova in situazioni complesse, se creiamo un ambiente in cui si sentano a proprio agio e in cui anche le loro emozioni siano accolte, sapranno sorprenderci.

Per vedere la scheda del libro “Chi ben comincia. Parlare-scrivere-leggere a scuola”, clicca qui.

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2 Giugno 2021: il Movimento di Cooperazione Educativa compie 70 anni

Il 2 giugno 1951 durante un convegno di insegnanti tenuto presso la scuola italo svizzera Remo Bordoni di Rimini, nasce la Cooperativa della Tipografia a Scuola che in seguito prenderà il nome di Movimento di cooperazione educativa.

A Wikiradio-radio3: Le origini del Movimento di cooperazione educativa con Vanessa Roghi

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Parole per costruire Diritto alla Lingua

Qui sotto la registrazione del convegno Chi ben comincia, a cui hanno partecipato il professor Giuliano Franceschini e la professoressa Lilia Andrea Teruggi. Chi non avesse potuto partecipare o volesse riascoltare alcuni passaggi clicchi sull’immagine. Per seguire la ricerca e le altre iniziative del Gruppo Nazionale Lingua MCE, si colleghi al seguente sito: Parole per Costruire Diritto alla Lingua.

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Matematica o automatismi?

Quello dei numeri è un mondo complesso, ricco di suggestioni.

Dietro la parola “uno” si possono celare numerose immagini, realtà: uno come parola che parla di solitudine, che ci parla di ciò che è molto poco o molto piccolo, di quantità definita (una sola cosa), di importanza centrale (c’è solo una persona che sa fare questo).

La matematica, l’aritmetica travalicano continuamente, nella scuola, il confine definito dalla convenzionale suddivisione in materie. Il rendersi conto di questo, anzi, il renderlo elemento portante in un percorso sui numeri è ciò che ci restituisce in modo preciso gli obiettivi del libro I bambini sanno contare, scritto da Donatella Merlo.

Sentiamo la preoccupazione e il disagio di molte insegnanti all’idea di non occuparsi di un numero alla settimana, e arrivare al dieci dopo quattro mesi di mnemonica senza alcuna applicazione e relazione con la realtà che ci circonda. Per molti la matematica “concreta” è questa: saper contare, riconoscere i numeri e saper fare 4+5. Non diciamo che non sia importante, ma se si limita a questo la matematica di concreto ha ben poco.

Attraverso la presentazione di moduli di lavoro definiti, sia negli obiettivi che nell’uso dei materiali che nel setting di lavoro proposto, in questo libro prezioso percorriamo la narrazione per frammenti organicamente collegati tra di loro, di un possibile percorso sui numeri, sul numerare, sul giocare e familiarizzare con i numeri nella scuola dell’infanzia e nei primi anni della primaria.

Suddiviso in capitoli che definiscono e connettono alcune aree (conoscenze di partenza, prima di contare, il conteggio la cardinalità dei numeri e la scrittura, verso un ordinamento dei numeri), il libro propone un agire che anima ogni attività proposta al cui centro sta “il problematizzare”. È ciò che viene chiesto continuamente ai bambini che vengono coinvolti in lavori di gruppo e di discussione su quanto fatto in ogni laboratorio.

Il numero non è qualcosa di già dato, ma qualcosa che si deve cercare e ricercare continuamente tra le cose, e per far ciò bisogna inventarsi strategie, insieme, costruendole a partire dai materiali proposti dalle insegnanti e dalle osservazioni e dalle discussioni che nascono dal fare, dal provare e dal riprovare.

Domande, numerose e pregnanti, più che risposte già date vengono proposte ai bambini.

Si inizia dal chiedersi quali sono le cose che si possono contare e come si conta, partendo dalle affermazioni dei bambini e da azioni concrete (portami al tavolo 5 oggetti) a cose sempre più complesse (come si fa a contare l’acqua, o la sabbia?), per arrivare a domandarsi e a inventarsi strategie su come si fa a contare – senza sbagliare – una gran quantità di oggetti disordinati, quali strategie possibili.

I numeri li si rintraccia anche nelle storie, scoprendo come la matematica sia presente anche dove meno te lo aspetti (quanti animali, quanti personaggi, quante cose accadono e quante volte in ogni narrazione proposta).

È difficile rendere la ricchezza, la complessità del percorso e del rapporto con i numeri che viene messo a fuoco in questa sequenza di possibili azioni da realizzare. Ogni cosa affrontata è un argomento di discussione tra i bambini. I numeri non sono solo una sequenza di etichette da ripetere, ma parti di organismi, di strutture, di azioni che vengono messe in campo; di pensieri e intuizioni che vengono espressi in una ricerca continua delle parole adatte.

L’uso della parola – che dà corpo, che prende corpo, che definisce, che restituisce in modo narrato, diretto o indiretto ciò che si va apprendendo – è centrale.

Donatella Merlo propone una riflessione su quanto «…succede soprattutto con le nuove conoscenze: finché non le sappiamo tradurre in linguaggio, nel nostro linguaggio, vuol dire che non sono ancora veramente nostre. Non si tratta solo di parafrasare ciò che abbiamo letto su un libro, ma proprio di costruire un nostro personale racconto che spieghi le cose.

Per arrivare a questo punto è necessario socializzare il nostro pensiero: prima lo raccontiamo ad altri e poi diventa nostro».

Oreste Brondo

clicca sull’immagine per accedere alla scheda del libro

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Parliamo di soldi, di prodotti e di merci

Abbiamo ascoltato con piacere l’intervento di Anna Aiolfi, una delle autrici del libro Le parole dell’economia, collana RicercAzione, domenica 23 maggio, alla trasmissione La lingua batte, su Radio Rai 3, condotta da Paolo Di Paolo.

Una conversazione davvero interessante, a titolo Vocabolario economico, un dialogo a più voci centrato, appunto, sul linguaggio dell’economia – sempre un po’ ostico, e sempre ritenuto per addetti ai lavori.

Si tratta, invece, di apprendere fin da piccoli termini e “azioni” che ci riguardano da vicino, nella quotidianità del fare la spesa, saper scegliere e acquistare in modo appropriato, capire il “tragitto” dei prodotti che viaggiano dalla materia prima alla lavorazione, al banco del fornaio o del fruttivendolo…

Azioni e concetti che – dal concreto fino alla astrazione del “fare i conti”, capire i prezzi, lo sconto, la banca… – possono essere compresi e acquisiti fin dall’infanzia.

Un percorso tra gli altri – dentro e fuori la scuola, con insegnanti e genitori – verso la consapevolezza, la condivisione di saperi, l’agire sociale  responsabile.

Per riascoltare la trasmissione clicca su LA LINGUA BATTE

clicca sull’immagine per accedere alla scheda del libro

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La pedagogia di Freinet e la scuola di oggi

Philippe Meirieu scrive nell’introduzione a questo libro di Enrico Bottero: “Tutti hanno gli occhi puntati sulle valutazioni quantitative, sulle certezze fornite dalle neuroscienze, sulle meta-analisi randomizzate costruite sul principio dell’industria farmaceutica. L’educazione diventa una semplice questione di tecniche più o meno sviluppate, più o meno validate, mai messe in discussione dal punto di vista etico. Tutto questo, naturalmente, a scapito di una riflessione pedagogica che comprenda la questione del futuro delle nostre società, delle nostre democrazie e del nostro pianeta.”

Questo tema dell’attenzione ai valori traspare da tutto il libro perché, mentre ripercorriamo le tecniche Freinet con un occhio all’oggi, sentiamo questa tensione critica e nello stesso tempo costruttiva per ridare un senso non solo a queste pratiche, ma anche a tutta la scuola nel suo complesso. Bottero è convinto che il rinnovamento della scuola debba passare attraverso pratiche concrete che offriamo ai nostri alunni insieme a materiali e oggetti prodotti dalle loro mani e dalle loro menti per mantenere sempre il contatto con la realtà, che è ciò che dà senso all’apprendere di ciascun individuo.

Pubblicare un libro sulla pedagogia cooperativa freinetiana ha senso oggi più che mai per ricostruire un’identità pedagogica che vada al di là del curriculum scolastico da sviluppare, che rimetta al centro l’alunno come persona in formazione, che non deve solo appropriarsi del sapere disciplinare ma anche di strumenti per diventare protagonista della vita sociale. Perché allora sono importanti le tecniche? Perché incorporano una visione politica della società e del ruolo della scuola e, facendo parte di una visione complessiva, costituiscono un sistema. Prese una per una non hanno lo stesso significato, messe tutte insieme restituiscono valori pedagogici fondamentali che nella nostra società dovrebbero essere riaffermati con forza, e non, invece, essere messi in secondo piano a favore di considerazioni di tipo aziendalistico della scuola.

Se interpretiamo, oggi, le tecniche entro questa visione, ci accorgiamo che il senso da dare a pratiche come il testo libero, le creazioni matematiche, la tipografia, i brevetti, le istituzioni vanno molto al di là della tecnica in sé, ed esse contribuiscono a “dare senso” complessivamente a tutto il progetto di scuola che ne scaturisce. Assaporiamo il valore del lavoro, della cooperazione, della classe come comunità che apprende e che riproduce al suo interno quella struttura sociale che fatichiamo a ritrovare fuori dalla scuola, ma a cui deve tendere ogni società democratica. Quindi studiamo, impariamo, applichiamo le tecniche e diamo nuova vita a questo modello di scuola, se vogliamo trasmettere alle nuove generazioni non solo conoscenze ma anche e soprattutto competenze consapevoli e valori.

Dalla lettura di questo libro mi sono sorte spontanee alcune domande che ho posto direttamente a Enrico Bottero nella breve intervista che condivido.

Donatella Merlo

Per maggiori informazioni sull’autore e sul libro clicca sulla copertina

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INDIRE: La scuola di Mario Lodi

Webinar con Francesco Tonucci, Carla Ida Salviati, Juri Meda

Segnaliamo con piacere un’altra imminente tappa del percorso del “Centenario Mario Lodi”, maestro indiscusso di tutti noi insegnanti, educatori, genitori…

Un Maestro di cui vogliamo rinnovare e ricreare idee, esperienze, progetti, linguaggi, democrazia… per la scuola e le domande della contemporaneità.

Appuntamento, dunque, al 3 giugno.

LINK per accedere e registrarsi. Aperto a tutti e gratuito https://spaziolodi.indire.it/incontri/

La redazione Libri MCE

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«Le parole dell’economia» a «La lingua batte» su Rai Radio3

Domenica 23 Maggio alle 10,45 su Rai Radio3 Paolo Di Paolo intervisterà Anna Aiolfi, una delle autrici del libro Le parole dell’economia, durante la puntata Vocabolario economico.

Clicca sull’immagine per accedere alla scheda del libro
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Il Movimento di Cooperazione Educativa compie 70 anni

Al via il 22 maggio a Fano la celebrazione itinerante nazionale dal titolo «Lungo i fili della Pedagogia Popolare. Tessere il futuro», che toccherà i luoghi più significativi della storia dell’associazione nazionale di maestri e maestre che dal 1951 si impegnano per un rinnovamento democratico della scuola.

Darà inizio alle celebrazioni dell’anniversario l’evento di apertura «Il MCE e i suoi inizi, l’opera di Pino Tamagnini» il 22 Maggio 2021 a Fano.

Chi non si fosse iscritto in tempo potrà seguire l’incontro in diretta sul canale YouTube del Sistema Bibliotecario di Fano al link https://www.youtube.com/user/MediatecaMontanari

Per conoscere tempi e luoghi degli eventi programmati consultare il sito https://sites.google.com/mce-fimem.it/70annimce/

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Ancora sull’educazione linguistica

Su tre titoli di educazione linguistica pubblicati nella collana di ebook RicercAzione del MCE vale la pena, a mio avviso, porre attenzione da parte degli insegnanti di scuola primaria (ma non solo).

Scrivere insieme, Come si impara a leggere e scrivere, Rami di uno stesso albero trattano argomenti tra cuisi potrebbe tracciare un filo rosso di continuità, poiché tutti e tre si soffermano su temi-chiave del pensiero pedagogico e della didattica MCE: la lingua, l’ascolto e la parola scritta come strumento potente per la costruzione dell’identità e della socialità, per cui l’obiettivo primario dell’insegnante è senz’altro il «Dare tutti gli usi della lingua a tutti» come auspicato da Tullio De Mauro. Nel primo dei tre volumetti gli autori, Vretenar e Cavinato, offrono riflessioni ma soprattutto indicano pratiche di scrittura e, in particolare, esempi di come si costruisce e si mette a punto, correttamente, un testo collettivo, ricordando come questa modalità sia stata praticata fin dalla scuola di Barbiana, da don Milani.

Campolmi, nel secondo libro, propone strategie sperimentate che favoriscono, nel bambino, un approccio felice e motivato alla scrittura e alla lettura, secondo un “metodo” naturale, a partire dai primissimi anni. L’educazione linguistica, afferma, si costruisce attraverso molteplici attività che affinano la capacità d’uso di registri linguistici differenti:

lettura; “taglia, incolla e costruisci”; storie per il giornalino;

disegno; filastrocca a memoria; problemi; conferenze;

messa a punto scritta di progetti; relazioni di semplici esperimenti scientifici in classe…

Nel terzo libro Bottazzi ci “impone” una riflessione su quanto sia importante predisporre a scuola momenti di ascolto e di narrazione, e indica, a tal fine, attività interessanti e ripetibili praticamente in tutti i contesti scolastici.

I riferimenti teorici, e anche pedagogici, per tutti e tre i libri sono noti e qualificati: De Mauro, appunto, e Dewey, Ferreiro, Teberosky, e su questi le indicazioni bibliografiche suggerite dagli autori sono sicuramente utili.

Di certo è molto significativa la citazione che Bottazzi riporta ad apertura di uno dei capitoli:

«Forse noi siamo le parole che raccontano quello che siamo.»

Eduardo Galeano, Il libro degli abbracci

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Nuove Edizioni Romane. Libri che continuano a fare storia.

La nostra redazione è lieta di segnalare un evento che ritiene particolarmente interessante per chi si occupa, a vario titolo, di scuola e di libri.

Si tratta della giornata di studio dedicata alla “lettura” del catalogo storico delle Nuove Edizioni Romane che Carla Ida Salviati – studiosa di storia dell’editoria contemporanea – ha trasformato in libro.

Ripercorrendo nel suo saggio le vicende di questo che risulta essere uno tra i cataloghi per ragazzi più originali e raffinati del mercato librario italiano, Salviati mette in luce una storia editoriale fatta di libri, di ideali, di passione per la cultura, di autori e illustratori di grande pregio, amatissimi da generazioni di ragazzi, dal 1977, anno di nascita delle Edizioni Romane, fino al 2016, anno in cui sono cessate le pubblicazioni.

Appuntamento quindi al 24 maggio prossimo, per dialogare con l’autrice e con i relatori che “sfoglieranno” con noi immagini bellissime e sempre attuali, ci faranno ricordare testi e storie senza tempo di questa casa editrice di cui fortunatamente una gran parte della produzione continuerà a vivere ed essere valorizzata nel catalogo Giunti.

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L’educazione linguistica è innanzitutto un valore politico, civile, etico e, poi, di tipo logico.

Il professor Giuliano Franceschini (Università di Firenze), co-autore del libro e e relatore al convegno del 15 Maggio su L’educazione linguistica nelle Indicazioni nazionali e internazionali, ne dialoga con Daniela Becherini della Redazione Quaderni MCE.

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«Chi ben comincia… Parlare, scrivere, leggere a scuola» diventa un Convegno.


Il libro edito da Asterios per la Collana MCE Narrare la scuola, a cura di Bruna Campolmi, Annalisa Di Credico, Nerina Vretenar, si trasforma in occasione per parlare di educazione linguistica, in un momento davvero particolare in cui si sta ripensando alla scuola e alla didattica a scuola.
Il libro raccoglie molte e diverse voci che condividono l’importanza della lingua e della comunicazione in contesti positivi, significativi e partecipati. Le diverse scritture e esperienze restituiscono la visione di una scuola possibile, aperta alle domande e alle proposte dei bambini e delle bambine.
Il Convegno è promosso dall’Università degli Studi di Firenze (FORILIPSI) e dal gruppo MCE territoriale fiorentino.
Interverranno Giuliano Franceschini (Università di Firenze) “L’educazione linguistica nelle Indicazioni nazionali e internazionali” e Lilia Andrea Teruggi (Università Bicocca Milano)
“Alfabetizzazione iniziale: ipotesi e teorie linguistiche dei bambini”
Seguiranno un intervento del gruppo MCE che ha realizzato la pubblicazione e un dibattito che speriamo ampio.
Iscrivetevi usando questo link entro sabato 8 Maggio!

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L’avventura di scrivere storie insieme

Alessia oggi è arrivata a scuola con un libretto, una serie di fogli pinzati assieme contenenti alcune storie scritte da lei. Ce lo mostra all’interno del cerchio che facciamo al mattino, in cui ognuno può condividere con gli altri ciò che vuole.

Martedì 19 gennaio.

Alessia oggi è arrivata a scuola con un libretto, una serie di fogli pinzati assieme contenenti alcune storie scritte da lei. Ce lo mostra all’interno del cerchio che facciamo al mattino, in cui ognuno può condividere con gli altri ciò che vuole.

Leggo le sue storie ai compagni: sono molto brevi, incomplete, nella maggior parte dei casi si tratta più che altro della presentazione di due personaggi a cui non segue una vera e propria trama. Ma siamo in una classe prima e scrivere una storia è un’operazione complessa, perciò quello che Alessia ci ha mostrato è in realtà molto valido e interessante.

Comincio a pensare molto velocemente. Per oggi avevo preparato un’attività sulla lettura, ma il libretto di Alessia mi pone un problema: lasciare andare o cogliere un’occasione? Tengo molto al lavoro sulla lettura che ho preparato, ma mi sono già lasciata sfuggire una volta un’opportunità simile, quando qualche mese fa Sara aveva portato in classe una sua storia. L’avevo letta ai compagni, ma poi ero andata avanti per la mia strada: la scuola era iniziata da poco e non mi ero sentita pronta a cogliere l’occasione. No, non posso farlo di nuovo. Non ora che Alessia è arrivata con un libro pieno di storie!

Ok, allora cambiamo il programma della giornata.

«Bambini, Alessia ci ha dato un’idea: perché non scriviamo insieme delle storie e facciamo un giornalino con le storie della 1a B?»

L’idea viene accolta con entusiasmo. Per oggi scegliamo una delle storie di Alessia e, con l’aiuto di tutti, la completiamo, arricchendola con altre idee, e correggiamo gli errori.

Ci confrontiamo poi su varie questioni: a chi consegneremo il giornalino, quando dovrà essere pronto, ogni quanto lavoreremo su una storia. Prepariamo una scatola in cui ognuno potrà, se e quando vorrà, inserire il proprio testo: ogni lunedì leggeremo il contenuto della scatola e sceglieremo una storia da sistemare e arricchire insieme.

Esco da scuola soddisfatta di aver colto l’occasione. La classe era molto partecipe e nell’intervallo alcuni hanno anche abbellito la scatola delle storie, con disegni e scritte. Il lavoro di revisione del testo è stato tutt’altro che facile: i bambini non sanno ancora scrivere in modo canonico e si devono aiutare a vicenda per inserire tutte le lettere e le sillabe giuste all’interno delle parole; una storia ha una sua struttura di cui bisogna tenere conto, con una situazione iniziale, uno svolgimento e una conclusione; emergono idee diverse sui fatti da inserire e bisogna mettersi d’accordo, selezionarli, riordinarli; i bambini non conoscono ancora la punteggiatura, che però in un testo è necessaria, e quindi iniziano con il mio aiuto a tentare di utilizzarla; emergono parole con le doppie, con l’accento, con l’apostrofo… quante cose con cui confrontarsi, quante occasioni per cominciare a riflettere su aspetti della scrittura ancora non noti!

Imparare a scrivere è una grande avventura. Nel libro “Chi ben comincia…” potete trovare riflessioni e proposte operative per accompagnare i bambini in questo affascinante percorso.

Clicca sull’immagine per accedere alla scheda del libro.
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Gli insegnanti MCE e le tecniche di Freinet

22 Gennaio 2022 – una riflessione sul piano di lavoro.

Se siete iscritti al Movimento potrete partecipare alla giornata di studio compilando entro venerdì 21 il modulo al link https://forms.gle/xjZXjrFrZY13xXCv5

«Il Mce è nato in Italia nel 1951 sulla scia del pensiero pedagogico e sociale di Célestin ed Elise Freinet. Non si è trattato solo della introduzione e utilizzazione di alcune tecniche di base, ma di dare vita a un movimento di ricerca che ponga al centro del processo educativo i soggetti, per costruire le condizioni di un’educazione popolare, in quanto garanzia di rinnovamento civile e democratico.»

Tra noi la ricerca non si è mai fermata e continua sabato 22 con la riflessione comune sull’attualità delle tecniche nella scuola di oggi. L’osservazione, la documentazione, lo scambio di esperienze e pensieri, la cooperazione tra insegnanti ne segnano le tappe.

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Rami di uno stesso albero

“Solo la narrazione consente di costruirsi un’identità e di trovare un posto nella propria cultura. Le scuole devono coltivare la capacità narrativa, svilupparla, smettere di darla per scontata.” (Jerome Bruner, La cultura dell’educazione) 

“Non si può affrontare la fatica del conoscere se non si sente che il proprio pensiero è degno di essere accolto e ascoltato.” (Franco Lorenzoni, Rami di uno stesso albero)

Leggendo questo libro incontriamo l’esperienza di  un nutrito gruppo di insegnanti ed educatori di Modena che ricerca intorno alla narrazione orale dal 1999.

Una ricerca ben documentata che affonda le sue radici nel principio che ognuno “può  riflettere su grandi temi solo quando  ha consapevolezza che il proprio pensiero conta”. E il libro ci porta a veder come costruire contesti capaci di far vivere e durare un ascolto attento, per garantire il diritto alla parola anche a chi possiede meno strumenti linguistici o culturali, ad esempio gli stranieri, o i disabili. 

Il cerchio narrativo: silenzio e ascolto.  Un luogo protetto, che nasce su un patto esplicito: “nessun giudizio da parte dell’insegnante e dei compagni, ascolto reciproco e sincerità, in primo luogo con noi stessi.” 

Clicca sulla copertina per andare alla scheda del libro

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MEZZ’ORA CON NOI – Miniwebinar per parlare di… libri

Per scambiarci pareri e idee su esperienze didattiche significative che abbiamo praticato – o vogliamo proporre ai colleghi – stiamo organizzando alcuni incontri a tema, intercettando anche anche argomenti delle più recenti pobblicazioni MCE. Saranno brevi conversazioni via web sulla piattaforma Zoom. Il primo appuntamento sarà il 15 Dicembre alle ore 17 con Antonella Bottazzi e Franco Lorenzoni.

Leggete attentamente la locandina per sapere come seguirlo.

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