La nostra redazione è lieta di segnalare un evento che ritiene particolarmente interessante per chi si occupa, a vario titolo, di scuola e di libri.
Si tratta della giornata di studio dedicata alla “lettura” del catalogo storico delle Nuove Edizioni Romane che Carla Ida Salviati – studiosa di storia dell’editoria contemporanea – ha trasformato in libro.
Ripercorrendo nel suo saggio le vicende di questo che risulta essere uno tra i cataloghi per ragazzi più originali e raffinati del mercato librario italiano, Salviati mette in luce una storia editoriale fatta di libri, di ideali, di passione per la cultura, di autori e illustratori di grande pregio, amatissimi da generazioni di ragazzi, dal 1977, anno di nascita delle Edizioni Romane, fino al 2016, anno in cui sono cessate le pubblicazioni.
Appuntamento quindi al 24 maggio prossimo, per dialogare con l’autrice e con i relatori che “sfoglieranno” con noi immagini bellissime e sempre attuali, ci faranno ricordare testi e storie senza tempo di questa casa editrice di cui fortunatamente una gran parte della produzione continuerà a vivere ed essere valorizzata nel catalogo Giunti.
La professoressa Lilia Andrea Teruggi (Università Bicocca Milano), che sarà relatrice al convegno del 15 Maggio, ne dialoga con Giuliana Manfredi della redazione Cooperazione Educativa
Il professor Giuliano Franceschini(Università di Firenze), co-autore del libro e e relatore al convegno del 15 Maggio su L’educazione linguistica nelle Indicazioni nazionali e internazionali, ne dialoga con Daniela Becherini della Redazione Quaderni MCE.
Giuliana Manfredi della redazione di Cooperazione Educativa intervista Nerina Vretenar, una delle curatrice del libro «Chi ben comincia» su cui ci confronteremo durante il convegno del 15 Maggio 2021.
Il libro edito da Asterios per la Collana MCE Narrare la scuola, a cura di Bruna Campolmi, Annalisa Di Credico, Nerina Vretenar, si trasforma in occasione per parlare di educazione linguistica, in un momento davvero particolare in cui si sta ripensando alla scuola e alla didattica a scuola. Il libro raccoglie molte e diverse voci che condividono l’importanza della lingua e della comunicazione in contesti positivi, significativi e partecipati. Le diverse scritture e esperienze restituiscono la visione di una scuola possibile, aperta alle domande e alle proposte dei bambini e delle bambine. Il Convegno è promosso dall’Università degli Studi di Firenze (FORILIPSI) e dal gruppo MCE territoriale fiorentino. Interverranno Giuliano Franceschini(Università di Firenze) “L’educazione linguistica nelle Indicazioni nazionali e internazionali” e Lilia Andrea Teruggi (Università Bicocca Milano) “Alfabetizzazione iniziale: ipotesi e teorie linguistiche dei bambini” Seguiranno un intervento del gruppo MCE che ha realizzato la pubblicazione e un dibattito che speriamo ampio. Iscrivetevi usando questo link entro sabato 8 Maggio!
Nerina Vretenar, insegnante di scuola primaria di grande esperienza, presenta alcune idee guida rivolte a insegnanti che vogliono superare le stanche ritualità scolastiche imperniate su regola /esercizio /verifica e su errore /correzione /sanzione.
Nerina Vretenar, insegnante di scuola primaria di grande esperienza, presenta alcune idee guida rivolte a insegnanti che vogliono superare le stanche ritualità scolastiche imperniate su regola /esercizio /verifica e su errore /correzione /sanzione. Propone spunti di riflessione su aspetti particolari della lingua corredati da proposte di lavoro concrete, brevi testi, frammenti, stimoli vari attorno a cui avviare in classe un lavoro di osservazione, riflessione, confronto. Il libro indaga da una parte sulla natura della lingua, considerata non un oggetto da conoscere in astratto e/o un repertorio di ‘modelli’ da riprodurre, ma uno strumento prezioso che tutti gli esseri umani hanno il diritto di possedere e usare, uno strumento di comunicazione da affinare via via per adeguarlo ai bisogni comunicativi di ciascuno. Dall’altra, il libro insiste sul ruolo fondamentale della metodologia e della didattica ritenendo che siano fondamentali, in tutti gli ordini di scuola, l’uso della lingua e l’osservazione-riflessione sulla lingua “in uso” stimolando un confronto di gruppo, in contesti in cui la classe è comunità di ricerca che costruisce il sapere.
Parlare a scuola di economia, come disciplina, può sembrare a prima vista una forzatura, soprattutto non si capisce a cosa possa servire accanto alle discipline consuete. Ma anche bambini molto piccoli a volte pongono domande che possono spiazzare.
Parlare a scuola di economia, come disciplina, può sembrare a prima vista una forzatura, soprattutto non si capisce a cosa possa servire accanto alle discipline consuete. Ma anche bambini molto piccoli a volte pongono domande che possono spiazzare.
«Ma come mai l’Italia che è un paese ricco, ha un bilancio in passivo?» (Alberto 8 anni)
Per noi, insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, fare economia a scuola, significa soprattutto osservare e analizzare i “fatti” di vita come “scenari di relazioni” dove le competenze personali servono per far parte di questo mondo e della sua complessità.
«Per me scambiare e prestare sono due cose diverse. Quando scambi una cosa con un bambino tipo la figurina c’è sempre una cosa di ritorno, ma la tua non torna. Quando presti qualcosa la dai solo per poco tempo e poi la regola è che torna indietro perché è tua.» (Pietro 7 anni)
«I soldi sono stati un’invenzione quasi perfetta, erano leggeri e tascabili e non si scioglievano con la pioggia, era più difficile falsificarli perché c’era un marchio e delle scritte, perciò il truffatore faceva molta fatica a ricopiarle.» (Francesco 9 anni)
Parlando di come si vende, si compra, di ruoli e significati legati al valore, di costruzione di un prezzo abbiamo sperimentato l’aspetto interdisciplinare dell’economia e lo stretto legame con il tema della cittadinanza, intesa come assunzione di responsabilità verso sé stessi e gli altri. Ad esempio, quando andiamo con i bambini a fare la spesa non osserviamo solo i ruoli della compravendita per poi discutere gli aspetti sociali, ma cerchiamo anche di costruire idee di valore legandole all’importanza di una economia sostenibile.
Allo stesso modo quando proponiamo l’analisi di uno scontrino non ci fermiamo alla lettura di cifre o alle operazioni, ma indaghiamo anche gli aspetti economici e fiscali collegati al suo uso. Negli anni abbiamo anche imparato che i temi economici sono affrontabili a tutte le età, a diversi livelli di complessità e con passaggi propedeutici ai successivi.
«Lo scontrino è la storia della spesa, perché se tu leggi tutte le cose scritte capisci come hai fatto la spesa, cosa hai preso, quanti soldi hai dato, c’è anche la data del giorno che hai fatto la spesa e il nome del posto.» (Giulia 6 anni)
In questo percorso a ritroso, per esempio, la costruzione del concetto di prezzo passa attraverso l’acquisizione dei concetti di valore, di scambio e di catena di produzione che possono essere affrontati fin dalla scuola dell’infanzia.
Parlare di queste cose piace ai bambini, perché si sentono apprendisti nel mondo adulto. Non è questo ciò che viene chiesto con l’educazione civica? Partire dai fatti di vita non è forse il modo più semplice e efficace per arrivare ai saperi disciplinari? Sfruttare la curiosità dei bambini verso le cose difficili del mondo adulto può servire a costruire strumenti di lettura efficaci per aiutarli a scegliere un domani? Possiamo immaginare l’economia come una strada alternativa per affrontare conoscenze importanti per la vita?
«Mio papà mi ha spiegato che il bilancio familiare è dato da una serie di numeri. Sono i soldi che in ogni famiglia entrano ed escono. Entrano dalle paghe dei genitori, dalle mance che i figli ricevono dai nonni, mentre le uscite sono le spese che ha una famiglia come il cibo, i vestiti, le tasse, i buoni mensa, le visite mediche, la benzina, le assicurazioni. Fare “bilancio” vuol dire calcolare attentamente quanti soldi si prendono e quanti vengono spesi, cercando di mettere un po’ anche in banca per delle spese non prevedibili come pagare il meccanico perché si è rotta l’automobile.» (Sara 10 anni)
«Il bisogno per me è legato a beni perché tu hai bisogno di alcuni beni, esistono bisogni comuni; cioè che tutti hanno (cibo, acqua, casa, famiglia….) e bisogni personali che uno ha secondo le sue esigenze, i suoi gusti. I bisogni personali spesso cambiano nel tempo.»
(Claudia 8 anni)
Siamo convinte che parlare di economia a scuola contribuisca a formare nel bambino uno sguardo serio verso le azioni quotidiane concrete.
«Io facendo una piccola riflessione tra me e me, mi sono accorto che non risparmio molto, forse con l’acqua quando mi lavo i denti, mentre li spazzolo, chiudo l’acqua. Poi non spreco il cibo, di solito mangio tutto, perché non mi posso alzare da tavola prima di aver finito tutto quello che ho nel piatto.»
(Angelo 8 anni)
«Faccio risparmiare fatica alla mamma perché molto spesso porto via le immondizie nel cassonetto, però allo stesso tempo faccio sprecare fiato ai miei perché me lo devono dire tantissime volte. Beh mi è dispiaciuto scoprire che non risparmio molto. »
(Riccardo 8 anni)
«Economia per me è una cosa che studi da piccolo e poi secondo me può diventare un lavoro…» (Giorgia 6 anni)
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Perché un elastico si allunga? Chi vince al tiro alla fune? Come fanno le bilance a segnare il peso? Queste sono domande che forse non ci poniamo mai perché diamo per scontati i fatti che vediamo succedere abitualmente e non ci interroghiamo sul perché e sul come succedono.
Perché un elastico si allunga? Chi vince al tiro alla fune? Come fanno le bilance a segnare il peso? Queste sono domande che forse non ci poniamo mai perché diamo per scontati i fatti che vediamo succedere abitualmente e non ci interroghiamo sul perché e sul come succedono. Ma sono domande che a scuola acquistano un diverso significato. Sono domande “facili” ma per rispondere bisogna indagare su come agiscono le forze che fanno succedere le cose e cercare delle spiegazioni che vanno sovente contro il senso comune. Costruire delle spiegazioni coerenti non è una cosa facile tanto più se i nostri interlocutori sono dei bambini. Non è nemmeno facile far capire come succedono le cose a ragazzi più grandi che in teoria dovrebbero avere più strumenti concettuali per costruirsi delle spiegazioni.
Maria Arcà e Paolo Mazzoli hanno dato da leggere il loro libro Chi vince al tiro alla fune? ad una studentessa che in seguito ha posto loro alcune domande. Abbiamo fissato in un filmato questo momento che ci è sembrato particolarmente significativo sia per le domande sia per le risposte. Una piccola lezione di fisica, in alcuni momenti, una riflessione su come viene insegnata, in altri.
Le attività molto semplici che Arcà e Mazzoli sperimentano da anni nelle scuole primarie e hanno descritto nel libro, ci svelano un nuovo modo di insegnare la fisica a partire da richieste non banali ma studiate con attenzione, accompagnate da domande che stimolano ad approfondire il come e il perché, con una grande attenzione ai modi con cui i bambini comunicano e cercano spiegazioni per ciò che vedono succedere.
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Annalisa Busato ci ha regalato un bellissimo libro della collana RicercAzione di MCE, che ogni giorno, in tempi di pandemia da COVID diventa più prezioso per chi vive, lavora, incontra adolescenti.
Perché sentirsi belli sentirsi brutti è un po’ come sentirsi vivi, allegri e pieni di speranza o sentirsi soli, isolati, dimenticati, il tutto con le emozioni a mille, senza magari saperle riconoscere e definire e soprattutto senza pensare che sono di tutti e non solo le nostre.
Perché sono passata dagli adolescenti alle nostre emozioni? Perché forse in questo periodo siamo davvero tutti sulla stessa barca: grandi e piccini, chi vive in città e chi vive in campagna, biondi o bruni, grassi o magri … per usare stereotipi comuni e tutti alle prese con le tante emozioni che questa situazione sta scatenando.
E allora com’è sentirsi belli e brutti in questo periodo? È cambiato il modo di definire la bellezza e la bruttezza? Ma soprattutto cosa significa bellezza e bruttezza oggi per gli adolescenti?
Vogliamo parlare per esempio di capelli e della loro bellezza? Chiacchierando sulle emozioni e il corpo con ragazze e ragazzi tra i 12 e i 14 anni, figli e nipoti di amici, durante i mesi di novembre e dicembre 2020 a Milano, in quartiere e all’aperto, per rispettare la zona rossa, ho scoperto, ascoltandoli con attenzione e umiltà, che i capelli hanno per loro un’importanza enorme. Forse per le ragazze era scontato, ma per i ragazzi per me, è stata una sorpresa. Ci tengono tantissimo e ne parlano tra loro scambiandosi informazioni su shampoo e balsami, meglio se naturali, e se interpellati snocciolano saggi consigli. Insomma, capelli belli e ben curati sono un loro punto di forza insieme a cos’altro? Al loro sguardo, per esempio, che non sempre sappiamo cogliere.
Camminando e chiacchierando con loro siamo arrivati a parlare di corpo, di teatro, di ballo, di skate: per loro momenti di bellezza, di libertà, di espressione di sé, “senza la pressione dei compiti e dei voti” (parole testuali), in momenti e situazioni in cui le differenze, tutte le differenze, di genere, di etnia, di tradizioni, si abbattono in una dimensione di gioco e di divertimento.
Così mi hanno raccontato la loro idea di bellezza, il loro stare bene. Certo sono solo alcuni ragazzi che abitano a Milano, non sono un campione, ma per una volta non erano una statistica, un articolo di giornale, ma persone con cui ho parlato, e che, dopo la ritrosia iniziale di fronte ad una “nonna” che faceva loro domande sulla bellezza sul corpo e sulle emozioni, sono diventati tutti, e dico tutti, un fiume di parole, felici di essere ascoltati, e non giudicati, sui capelli, sulla Ferragni, sugli skate, i videogiochi, sui colori delle cover del telefonino, sulla paura del buio e sulla bellezza del Duomo di Milano, sulla bellezza del ballare tutti insieme in coreografie, seguendo i tutorial, e sui biscotti brutti ma buoni che hanno imparato a cucinare durante la lezione “alternativa” da una compagna ucraina.
Gli stereotipi? È tempo di riflettere.
8 aprile 2021, Concetta Capacchione
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