Vi ricordiamo che dal 27 al 29 maggio torna a Reggio Emilia il festival di Internazionale Kids! Tre giorni di incontri e scoperte per parlare di attualità, sport, ambiente, libri, musica e molto altro. Il festival è per un pubblico dai sette anni in su, ma sono benvenute le persone di ogni età se accompagnate da un bambino. Tutti gli incontri sono gratuiti e si svolgono tra i Chiostri di San Pietro e il palazzo dei Musei.
In occasione del webinar MCE che si terrà sulla piattaforma zoom lunedì prossimo, 23 maggio, abbiamo rivolto alcune domande a Enrico Bottero, traduttore, per MCE, della nuova edizione italiana della Scuola “moderna”. Guida pratica per l’organizzazione materiale, tecnica e pedagogica della scuola “popolare”, Asterios, Trieste 2022, apparso di recente in libreria.
Gentile professore, in merito a questo libro, da Lei recentemente tradotto dal francese, quali ritiene siano i punti essenziali di cui un lettore italiano deve tener conto nella lettura?
La scuola “moderna”, testo scritto durante la seconda guerra mondiale in un periodo, per Freinet, di immobilità forzata, è una sintesi efficace dell’organizzazione della classe cooperativa. Prima di allora, spinto dall’esigenza dell’azione, aveva scritto articoli sulle esperienze delle diverse tecniche. Solo durante la guerra scrisse un libro che le presenta tutte insieme grazie alla descrizione di una giornata nella scuola. Di qui l’importanza del volume che abbiamo pubblicato. Per comprenderla è però necessario contestualizzare distinguendo tra ciò che è inevitabilmente datato e ciò che possiamo considerare di attualità.
Iniziamo dal primo aspetto. Soffre inevitabilmente dell’usura del tempo la concezione provvidenziale della storia che emerge fin dalle prime pagine (la certezza del prossimo avvento della società socialista). È pur vero che dobbiamo rivendicare un rapporto tra pedagogia e politica, oggi pericolosamente ignorato (il che vorrebbe dire legittimare lo statu quo), ma non abbiamo più quelle “certezze”. Non abbiamo più una teodicea, la certezza di un’utopia realizzata. Abbiamo ancora una speranza ma, fortunatamente, meno certezze. Un altro aspetto legato al tempo trascorso è l’utilizzo di tecniche e materiali ormai desueti. Oggi non si usano più la tipografia o il ciclostile né si utilizzano le bandes enseignantes. Abbiamo nuovi strumenti e nuovi materiali. Dobbiamo utilizzarli al meglio nello spirito della scuola “moderna”. Abbiamo anche una società ben diversa. Quando scriveva Freinet c’era una scuola chiusa e impermeabile alla vita. Oggi c’è ancora chiusura ma la vita fuori dalla scuola è diversa perché molto più condizionata dal consumismo. Che cosa vuol dire oggi aprire la scuola al mondo, alla vita? L’apertura alla vita va pensata per evitare di diventare strumenti di logiche mercatistiche (a volte richieste dagli stessi genitori). La scuola deve essere un luogo in cui i ragazzi, affinché possano apprendere a cooperare, siano protetti dalla pervasive logiche competitive del moderno “capitalismo pulsionale”.
Detto questo, la grande attualità del libro sta nel fatto che mette al centro dell’azione dell’insegnante l’organizzazione materiale del lavoro. Se vogliamo superare la pedagogia tradizionale, dice Freinet, dobbiamo agire sull’organizzazione del lavoro. Una sua frase dovrebbe farci riflettere: «L’efficienza intellettuale, morale e sociale della vostra educazione non è solo condizionata, come ci hanno fatto credere per troppo tempo, dalla personalità dell’educatore o dal potere magico di un metodo. L’efficienza dipende dal materiale utilizzato, dalla sua perfezione e dall’organizzazione tecnica del lavoro».
Questa affermazione è agli antipodi della mentalità idealistica (ancora diffusa in Italia, più di quanto non si creda) secondo cui sarebbero la genialità dell’educatore, la sua capacità empatica, e magari “seduttiva”, a fare la differenza. Se vogliamo cambiare la scuola, dice Freinet, «dobbiamo smettere di contare sui casi eccezionali», (anche se lodevoli) magari, aggiungo io, facendone delle icone: «…cerchiamo strumenti, tecniche e un’organizzazione che consentano i migliori risultati educativi con insegnanti normali» i quali dovrebbero comunque credere nell’utilità delle tecniche e nel progetto pedagogico che le motiva.
Un altro aspetto importante del libro, anche se ancora sotto traccia («Cooperazione Educativa», n. 2, 1963), è la consapevolezza che la pedagogia proposta da Freinet non sia solo un insieme di tecniche ma un vero e proprio sistema. L’originalità di Freinet, non sta nelle singole tecniche (quasi tutte mutuate da altri educatori) ma nell’aver costruito una loro sintesi coerente. Coerente con che cosa? Con alcuni principi di fondo: si parte dall’espressione libera e creativa dei ragazzi e dalla comunicazione (si fa qualcosa per qualcuno, non compiti “scolastici”) e, con l’occasione, si lavora per giungere agli apprendimenti (pratici e cognitivi). Freinet ha indicato, concretamente, la via di una pedagogia degna di questo nome: conciliare l’esigenza di finalizzazione (dare un senso a ciò che si fa a scuola) con quella di formalizzazione (acquisire saperi e competenze pratiche e intellettuali).
I due fattori qui nominati che segnano l’attualità del libro (centralità dell’organizzazione e natura sistemica della pedagogia Freinet) indicano una scelta: la pedagogia Freinet (che non è “metodo”) deve evolversi (anche con nuove tecniche) ma senza modificare la sua struttura di fondo, i suoi principi. Se la cooperazione tra insegnanti ha luogo condividendo pratiche più che teorie, le tecniche Freinet sono un punto di riferimento essenziale. Non bisogna ogni volta reinventare l’ombrello. Se c’è già un buon ombrello che ci copre insieme dalla pioggia, partiamo da quello, miglioriamolo e arricchiamolo insieme. È anche questo un suggerimento di Freinet.
Sappiamo e apprezziamo i corsi di formazione che sta tenendo per insegnanti di scuola primaria. Quale, a suo avviso, è per i docenti di oggi l’attualità di questo “maestro” tanto apprezzato nel Movimento di Cooperazione Educativa?
Credo che l’attualità di Freinet (ma vorrei qui ricordare l’importante contributo della moglie Elise, troppo spesso misconosciuto) tra i maestri e le maestre di oggi consista proprio nella concretezza e realizzabilità delle tecniche. Gli insegnanti che, insofferenti della pedagogia tradizionale, cercano nuove vie trovano nella pedagogia Freinet e nelle tecniche una proposta praticabile per dare concretezza alle idee che li/le animano. Per questo sono importanti i momenti di ricerca/formazione. Non si tratta di “insegnare agli insegnanti” le tecniche che dovrebbero “applicare”, ma di condividere esempi attuali di organizzazione della classe cooperativa in modo che ciascuno possa sperimentare la sua via, tenendo conto delle condizioni materiali e umane del suo contesto. Le nuove esperienze vanno poi documentate, condivise e discusse insieme (in questo modo arricchite ed eventualmente corrette). Lavorare insieme sulle tecniche vuol dire cooperare concretamente tra insegnanti. È quello che molti di loro stanno cercando di fare, spesso utilizzando le piattaforme web che permettono di comunicare anche con i colleghi lontani. Solo un adulto capace di cooperare realmente con gli altri (dunque disposto ad accogliere le eventuali critiche e a modificare le proprie azioni, autoregolandosi) può promuovere un gruppo cooperativo con i suoi ragazzi. Lavorando con gli/le insegnanti mi rendo conto di quanto i molti impegni a cui oggi sono vincolati (anche grazie ad alcune derive dell’aziendalismo scolastico) rendano più difficile dedicare tempo alla documentazione e alla cooperazione con colleghi “freinetiani” che spesso lavorano in scuole lontane. Si tratta comunque di una via obbligata. Non bisogna demordere se vogliamo dare un futuro alla pedagogia cooperativa e “popolare”, a una scuola che sia democratica.
Ci può indicare, in breve, qualche esempio di condivisione e “uso” delle tecniche Freinet da parte di qualche docente nella sua pratica professionale quotidiana?
Si potrebbero fare molti esempi. Nel MCE oggi ci sono molti insegnanti che stanno lavorando con le tecniche. C’è chi è solo agli inizi e chi ci lavora da molti anni. Molto interesse, ad esempio, suscita il piano di lavoro. Io, tuttavia, non partirei da lì. Il piano di lavoro è una tecnica che ne riassume in sé molte altre (testo libero, attività di ricerca, preparazione di conferenze, lavoro sugli schedari di lingua e matematica, ecc.). Se non vogliamo che si riduca ad essere una risposta alla domanda di soluzioni per individualizzare le abilità di lingua e matematica attraverso esercizi prima sarebbe necessario introdurre alcune tecniche di vita. Molti insegnanti, giustamente, propongono e sperimentano in classe prima di tutto il testo libero, a cui seguono le tecniche di comunicazione (giornale, corrispondenza, radio, ecc.). Si rendono conto che il piano di lavoro senza solide basi nel metodo naturale non avrebbe alcun senso. Le classi che lavorano già con più tecniche arrivano naturalmente a costituire la cooperativa (o consiglio di cooperativa), un’istituzione di mediazione in cui si discutono proposte per la vita e il lavoro della classe, oltre a eventuali conflitti sulle attività e la loro gestione. Per operare, questa “istituzione” richiede però che si stia già lavorando con le tecniche. Se gli spazi di parola non hanno a disposizione attività comuni da organizzare si finisce per parlare solo dei problemi di relazione. Non va dimenticato che nella pedagogia Freinet la mediazione delle relazioni ha luogo attraverso l’impegno dei ragazzi in un lavoro comune.
A cura di Giuliana Manfredi
Clicca sull’immagine per andare alla scheda del libro
Il 23 Maggio alle 17,30 durante il nostro webinar ci confronteremo su un libro che da molti anni aspettava una nuova edizione italiana: La scuola “moderna“. Guida pratica per l’organizzazione materiale, tecnica e pedagogica della scuola “popolare”. Un’occasione di dialogo, a cui partecipare per comprendere che Freinet ha ancora molto da dirci.
Una riflessione arrivata dal gruppo MCE Didattica della Ricerca e Adozione alternativa. La condividiamo su queste pagine come spunto di riflessione e proposta di accompagnamentoper le e gli insegnanti che volessero iniziare ad andare oltre.
Photo Antonella Bottazzi
È maggio e si avvicina il momento in cui effettuare l’adozione dei testi per le nostre classi.
Non è facile per l’insegnante saper scegliere gli strumenti più idonei ed efficaci, ma sicuramente averne molti e diversificati può essere una grande opportunità. Questa è una possibilità reale e praticabile da subito, la normativa lo permette da moltissimi anni e le esperienze di insegnanti e di intere scuole lo testimoniano.
L’accesso ai saperi, ossia la formazione del pensiero, è uno dei nodi centrali della formazione e, se da una parte è indispensabile tener presente comele bambine e i bambini, in contesti collettivi e cooperativi, apprendono e imparano a costruire relazioni e conoscenza, dall’altro lato è fondamentale dotare la classe di una biblioteca di lavoro ricca di documenti, libri, monografie di diverso genere, supporto e formato, in grado di rispondere alle domande e curiosità delle giovani generazioni e di formare un bagaglio di strumenti per la formazione continua.
Noi di MCE affermiamo che non possa essere il testo unico – dove il “programma” è dettato dall’indice e, inevitabilmente, la sintesi prevale sull’accuratezza, l’approfondimento e (a volte anche) la correttezza scientifico-epistemologica – a sostenere i processi di apprendimento di bambine e bambine.
Questo è il momento in cui esercitare con decisione la libertà di insegnamento e il diritto di avvalersi degli strumenti che più arricchiscono i progetti didattici che stiamo tratteggiando per il prossimo anno scolastico.
Pertanto per promuovere la pratica virtuosa dell’adozione di strumenti alternativi al libro di testo, abbiamo realizzato un brevissimo video e restiamo a vostra disposizione per rispondere a curiosità, dubbi e domande anche relativi agli aspetti relativi alla legislazione.
Le celebrazioni del centenario di Mario Lodi iniziate il 17 Febbraio, giorno del suo compleanno, stanno procedendo con molteplici iniziative di studio e riflessione sul contributo ancora attuale, che il maestro ha consegnato al mondo dell’educazione e alla nostra società.
Con piacere vi segnaliamo gli appuntamenti più vicini.
Il convegno è organizzato dal Consiglio regionale della Lombardia, in collaborazione con il Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario di Mario Lodi, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Francesco Tonucci coordinerà gli interventi di: Elisabetta Nigris, Pierpaolo Triani, Sabrina Fava, Franca Zuccoli. Potrà essere seguito anche in diretta streaming: https://mediaportal.regione.lombardia.it/embed/live/13630
L’incontro CENTO ANNI DI LODI! IL MAESTRO DI VHO DI PIADENA che si svolgerà il 22 Marzo dalle 10,30 alle 12,30 all’interno della Fiera del libro per ragazzi di Bologna. A cura della rivista Il Pepeverde in collaborazione con Edizioni Conoscenza, avrà tra i partecipanti Carla Ida Salviati, Valentina De Proporis e Clelia Tollot.
“Il coniglio diceva: la cosa più importante è avere orecchie lunghe…”: è l’inizio di un’appassionata discussione tra gli animali del bosco in cui di volta in volta la particolarità di ognuno viene …
“LA COSA PIÙ IMPORTANTE” edizioni FATATRAC
Isolato in trincea, un soldato combatte contro un nemico che non vede, ma che di certo è un mostro. O almeno, così dice il manuale che gli hanno dato i comandanti. Una notte, però, il soldato si avventura fuori dal suo buco e scopre che il terribile nemico, in realtà, non è poi così diverso da lui. E che la pace è molto meglio della guerra.
“IL NEMICO” edizioni TERRE DI MEZZO
Flon-Flon e Musetta sono amici e giocano sempre insieme fino al giorno in cui scoppia la guerra e non possono vedersi più perché Musetta “sta dall’altra parte della guerra”.
“FLON FLON E MUSETTA” edizioni AER
Sulla sponda di un fiume abitano due famiglie di contadini, una sulla riva sinistra e l’altra sulla riva destra. Fra le famiglie non scorre buon sangue e spesso litigano fra di loro. Ma un giorno, quando le acque nel fiume si sono abbassate, i bambini non resistono alla tentazione e attraversano il fiume…
“IL PONTE DEI BAMBINI” edizioni BOHEME
Meno male che c’è un grande muro che divide il libro! Da questo lato siamo al sicuro, dall’altro invece ci sono tanti pericoli e persino un terribile orco affamato. Ma sarà proprio vero ?
“IL MURO IN MEZZO AL LIBRO” edizioni IL CASTORO
Tutto ha inizio per una sciocchezza: di tutti i fiori del prato, un topolino vuole per sé giusto quello che un ranocchio ha appena raccolto… e se lo prende. Il ranocchio chiama in aiuto i suoi amici e il topo, allora, organizza la difesa. In un baleno, sul prato si scatena la guerra: attacchi e ritirate, contrattacchi e agguati, fino alla distruzione. Dove prima sbocciavano i fiori, non resta che desolazione. Fra le rovine, un fiore sciupato. La guerra … perché.
“PERCHÉ?” edizioni NORD SUD
Tante piccole fiabe per ridere, sognare e pensare. Quattordici storie che insegnano a ripudiare la guerra e i conflitti e a privilegiare la pace, l’amicizia e la fantasia, immaginando modalità diverse per la costruzione di un mondo non violento. …
“FAVOLE DI PACE” edizioni ad alta leggibilità TERRA SANTE
Dallo scontro all’amicizia, dalla lite più accesa alla condivisione di un tramonto, David Mckee distrugge l’ostacolo che ci impedisce di accogliere nuove prospettive e ci invita alla riflessione: siamo proprio sicuri che la nostra verità non sia parziale?
“DUE MOSTRI” edizioni LAPIS
Il signor Bruno, un coniglio marrone, e il signor Bigio, un coniglio grigio, vivono in due tane vicine. Sono sempre andati molto d’accordo, ma un giorno iniziano a litigare… finché una brutta avventura li farà tornare amici.
Non abbiamo dubbi sulla necessità e ineluttabilità di parlare e soprattutto di dare voce ai bambini anche in merito al tema della guerra. Gli avvenimenti di questi giorni, così vicini e così presenti sui media, arrivano ai nostri alunni e non li lasciano certo indifferenti. È facile banalizzare quando si parla di guerra e di pace, cerchiamo di evitarlo. Il nostro compito, crediamo, è di dare voce alle paure, ai pensieri e alle angosce che i nostri bambini provano mentre ascoltano e soprattutto vedono immagini terribili. E anche dare una speranza che c’è sempre qualcosa che si può fare. Sappiamo quanto una storia mirata e non banale possa aiutarci ad affrontare i temi più difficili.
Per questo vi proponiamo tre testi che, a nostro parere, possono avvicinarli con passo lieve ad un tema così pesante.
Roberto Piumini Le cinque isole De Agostini David McKee I conquistatori Il Castoro Paolo Marabotto Il paese dei colori Lapis
Una pratica MCE per crescere e imparare insieme l’arte della scrittura
«La scrittura collettiva permette di giungere tutti insieme a un testo compiuto partendo dalle idee anche parziali e confuse di ogni partecipante. Il giusto pensiero si forma cammin facendo, discutendo, approfondendo, aggiustando. Una settimana di lavoro per scrivere una lettera o un altro testo non è tempo perduto se da quel lavoro ne viene una capacità nuova di usare la lingua.» Mario Lodi
Il 3 Marzo si è svolto il terzo mini webinar, Scrivere insieme a scuola: perché? come si fa?, del nostro ciclo Mezz’ora con noi. Pubblichiamo qui sotto la video registrazione per chi non avesse potuto partecipare o chi volesse rivederlo.
Con Valeria Zanolin e Nerina Vretenar, coautrice del libro Scrivere insieme, hanno raccontato la loro esperienza Alberto Speroni, insegnante di scuola primaria a Genova, Alice Cinnirella e Debora Lorenzi, insegnanti di scuola primaria a Firenze.
Le nostre due collane hanno pubblicato molti libri sulla didattica della lingua e l’educazione linguistica, puoi trovarli sul nostro catalogo e al sito MCE libri.
Ecco i riferimenti relativi ai libri e ai video citati durante il webinar: Psicologia della composizione scritta, Bereiter e Scardamalia (La Nuova Italia); El vendedor de humo (video presente su YouTube); Dire Fare Inventare – Parole e grammatiche in gioco, a cura di N. Vretenar e testi di B. Malfermomi, (MCE-Asterios)
Clicca sull’immagine per andare alla scheda del libro
Il quadrimestre si è appena concluso e i documenti di valutazione sono stati consegnati alle famiglie.
Quante delle parole di Mario Lodi siete riuscite o riusciti a fare vostre nella compilazione dei vostri giudizi e nella comunicazione fatta ai bambini e ai genitori?
Lasciateci le vostre testimonianze e riflettiamo insieme.