Ancora sull’educazione linguistica

Su tre titoli di educazione linguistica pubblicati nella collana di ebook RicercAzione del MCE vale la pena, a mio avviso, porre attenzione da parte degli insegnanti di scuola primaria (ma non solo).

Scrivere insieme, Come si impara a leggere e scrivere, Rami di uno stesso albero trattano argomenti tra cuisi potrebbe tracciare un filo rosso di continuità, poiché tutti e tre si soffermano su temi-chiave del pensiero pedagogico e della didattica MCE: la lingua, l’ascolto e la parola scritta come strumento potente per la costruzione dell’identità e della socialità, per cui l’obiettivo primario dell’insegnante è senz’altro il «Dare tutti gli usi della lingua a tutti» come auspicato da Tullio De Mauro. Nel primo dei tre volumetti gli autori, Vretenar e Cavinato, offrono riflessioni ma soprattutto indicano pratiche di scrittura e, in particolare, esempi di come si costruisce e si mette a punto, correttamente, un testo collettivo, ricordando come questa modalità sia stata praticata fin dalla scuola di Barbiana, da don Milani.

Campolmi, nel secondo libro, propone strategie sperimentate che favoriscono, nel bambino, un approccio felice e motivato alla scrittura e alla lettura, secondo un “metodo” naturale, a partire dai primissimi anni. L’educazione linguistica, afferma, si costruisce attraverso molteplici attività che affinano la capacità d’uso di registri linguistici differenti:

lettura; “taglia, incolla e costruisci”; storie per il giornalino;

disegno; filastrocca a memoria; problemi; conferenze;

messa a punto scritta di progetti; relazioni di semplici esperimenti scientifici in classe…

Nel terzo libro Bottazzi ci “impone” una riflessione su quanto sia importante predisporre a scuola momenti di ascolto e di narrazione, e indica, a tal fine, attività interessanti e ripetibili praticamente in tutti i contesti scolastici.

I riferimenti teorici, e anche pedagogici, per tutti e tre i libri sono noti e qualificati: De Mauro, appunto, e Dewey, Ferreiro, Teberosky, e su questi le indicazioni bibliografiche suggerite dagli autori sono sicuramente utili.

Di certo è molto significativa la citazione che Bottazzi riporta ad apertura di uno dei capitoli:

«Forse noi siamo le parole che raccontano quello che siamo.»

Eduardo Galeano, Il libro degli abbracci

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Nuove Edizioni Romane. Libri che continuano a fare storia.

La nostra redazione è lieta di segnalare un evento che ritiene particolarmente interessante per chi si occupa, a vario titolo, di scuola e di libri.

Si tratta della giornata di studio dedicata alla “lettura” del catalogo storico delle Nuove Edizioni Romane che Carla Ida Salviati – studiosa di storia dell’editoria contemporanea – ha trasformato in libro.

Ripercorrendo nel suo saggio le vicende di questo che risulta essere uno tra i cataloghi per ragazzi più originali e raffinati del mercato librario italiano, Salviati mette in luce una storia editoriale fatta di libri, di ideali, di passione per la cultura, di autori e illustratori di grande pregio, amatissimi da generazioni di ragazzi, dal 1977, anno di nascita delle Edizioni Romane, fino al 2016, anno in cui sono cessate le pubblicazioni.

Appuntamento quindi al 24 maggio prossimo, per dialogare con l’autrice e con i relatori che “sfoglieranno” con noi immagini bellissime e sempre attuali, ci faranno ricordare testi e storie senza tempo di questa casa editrice di cui fortunatamente una gran parte della produzione continuerà a vivere ed essere valorizzata nel catalogo Giunti.

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Quali sono le ipotesi e le teorie linguistiche dei bambini?

La professoressa Lilia Andrea Teruggi (Università Bicocca Milano), che sarà relatrice al convegno del 15 Maggio, ne dialoga con Giuliana Manfredi della redazione Cooperazione Educativa

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L’educazione linguistica è innanzitutto un valore politico, civile, etico e, poi, di tipo logico.

Il professor Giuliano Franceschini (Università di Firenze), co-autore del libro e e relatore al convegno del 15 Maggio su L’educazione linguistica nelle Indicazioni nazionali e internazionali, ne dialoga con Daniela Becherini della Redazione Quaderni MCE.

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«Chi ben comincia… Parlare, scrivere, leggere a scuola» diventa un Convegno.


Il libro edito da Asterios per la Collana MCE Narrare la scuola, a cura di Bruna Campolmi, Annalisa Di Credico, Nerina Vretenar, si trasforma in occasione per parlare di educazione linguistica, in un momento davvero particolare in cui si sta ripensando alla scuola e alla didattica a scuola.
Il libro raccoglie molte e diverse voci che condividono l’importanza della lingua e della comunicazione in contesti positivi, significativi e partecipati. Le diverse scritture e esperienze restituiscono la visione di una scuola possibile, aperta alle domande e alle proposte dei bambini e delle bambine.
Il Convegno è promosso dall’Università degli Studi di Firenze (FORILIPSI) e dal gruppo MCE territoriale fiorentino.
Interverranno Giuliano Franceschini (Università di Firenze) “L’educazione linguistica nelle Indicazioni nazionali e internazionali” e Lilia Andrea Teruggi (Università Bicocca Milano)
“Alfabetizzazione iniziale: ipotesi e teorie linguistiche dei bambini”
Seguiranno un intervento del gruppo MCE che ha realizzato la pubblicazione e un dibattito che speriamo ampio.
Iscrivetevi usando questo link entro sabato 8 Maggio!

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Grammatica e fantasia

Nerina Vretenar, insegnante di scuola primaria di grande esperienza, presenta alcune idee guida rivolte a insegnanti che vogliono superare le stanche ritualità scolastiche imperniate su regola /esercizio /verifica e su errore /correzione /sanzione.

Nerina Vretenar, insegnante di scuola primaria di grande esperienza, presenta alcune idee guida rivolte a insegnanti che vogliono superare le stanche ritualità scolastiche imperniate su regola /esercizio /verifica e su errore /correzione /sanzione. Propone spunti di riflessione su aspetti particolari della lingua corredati da proposte di lavoro concrete, brevi testi, frammenti, stimoli vari attorno a cui avviare in classe un lavoro di osservazione, riflessione, confronto.
Il libro indaga da una parte sulla natura della lingua, considerata non un oggetto da conoscere in astratto e/o un repertorio di ‘modelli’ da riprodurre, ma uno strumento prezioso che tutti gli esseri umani hanno il diritto di possedere e usare, uno strumento di comunicazione da affinare via via per adeguarlo ai bisogni comunicativi di ciascuno.
Dall’altra, il libro insiste sul ruolo fondamentale della metodologia e della didattica ritenendo che siano fondamentali, in tutti gli ordini di scuola, l’uso della lingua e l’osservazione-riflessione sulla lingua “in uso” stimolando un confronto di gruppo, in contesti in cui la classe è comunità di ricerca che costruisce il sapere.

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Parlare di economia a scuola?

Parlare a scuola di economia, come disciplina, può sembrare a prima vista una forzatura, soprattutto non si capisce a cosa possa servire accanto alle discipline consuete. Ma anche bambini molto piccoli a volte pongono domande che possono spiazzare.

Parlare a scuola di economia, come disciplina, può sembrare a prima vista una forzatura, soprattutto non si capisce a cosa possa servire accanto alle discipline consuete. Ma anche bambini molto piccoli a volte pongono domande che possono spiazzare.

«Ma come mai l’Italia che è un paese ricco, ha un bilancio in passivo?»
(Alberto 8 anni)

Per noi, insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, fare economia a scuola, significa soprattutto osservare e analizzare i “fatti” di vita come “scenari di relazioni” dove le competenze personali servono per far parte di questo mondo e della sua complessità. 

«Per me scambiare e prestare sono due cose diverse. Quando scambi una cosa con un bambino tipo la figurina c’è sempre una cosa di ritorno, ma la tua non torna. Quando presti qualcosa la dai solo per poco tempo e poi la regola è che torna indietro perché è tua.»
(Pietro 7 anni)

«I soldi sono stati un’invenzione quasi perfetta, erano leggeri e tascabili e non si scioglievano con la pioggia, era più difficile falsificarli perché c’era un marchio e delle scritte, perciò il truffatore faceva molta fatica a ricopiarle.»
(Francesco 9 anni)

Parlando di come si vende, si compra, di ruoli e significati legati al valore, di costruzione di un prezzo abbiamo sperimentato l’aspetto interdisciplinare dell’economia e lo stretto legame con il tema della cittadinanza, intesa come assunzione di responsabilità verso sé stessi e gli altri. Ad esempio, quando andiamo con i bambini a fare la spesa non osserviamo solo i ruoli della compravendita per poi discutere gli aspetti sociali, ma cerchiamo anche di costruire idee di valore legandole all’importanza di una economia sostenibile. 

Allo stesso modo quando proponiamo l’analisi di uno scontrino non ci fermiamo alla lettura di cifre o alle operazioni, ma indaghiamo anche gli aspetti economici e fiscali collegati al suo uso. Negli anni abbiamo anche imparato che i temi economici sono affrontabili a tutte le età, a diversi livelli di complessità e con passaggi propedeutici ai successivi.

«Lo scontrino è la storia della spesa, perché se tu leggi tutte le cose scritte capisci come hai fatto la spesa, cosa hai preso, quanti soldi hai dato, c’è anche la data del giorno che hai fatto la spesa e il nome del posto.»
(Giulia 6 anni) 

In questo percorso a ritroso, per esempio, la costruzione del concetto di prezzo passa attraverso l’acquisizione dei concetti di valore, di scambio e di catena di produzione che possono essere affrontati fin dalla scuola dell’infanzia. 

Parlare di queste cose piace ai bambini, perché si sentono apprendisti nel mondo adulto. Non è questo ciò che viene chiesto con l’educazione civica? Partire dai fatti di vita non è forse il modo più semplice e efficace per arrivare ai saperi disciplinari? Sfruttare la curiosità dei bambini verso le cose difficili del mondo adulto può servire a costruire strumenti di lettura efficaci per aiutarli a scegliere un domani? Possiamo immaginare l’economia come una strada alternativa per affrontare conoscenze importanti per la vita? 

«Mio papà mi ha spiegato che il bilancio familiare è dato da una serie di numeri. Sono i soldi che in ogni famiglia entrano ed escono. Entrano dalle paghe dei genitori, dalle mance che i figli ricevono dai nonni, mentre le uscite sono le spese che ha una famiglia come il cibo, i vestiti, le tasse, i buoni mensa, le visite mediche, la benzina, le assicurazioni. Fare “bilancio” vuol dire calcolare attentamente quanti soldi si prendono e quanti vengono spesi, cercando di mettere un po’ anche in banca per delle spese non prevedibili come pagare il meccanico perché si è rotta l’automobile.»
(Sara 10 anni)

«Il bisogno per me è legato a beni perché tu hai bisogno di alcuni beni, esistono bisogni comuni; cioè che tutti hanno (cibo, acqua, casa, famiglia….) e bisogni personali che uno ha secondo le sue esigenze, i suoi gusti. I bisogni personali spesso cambiano nel tempo.»

(Claudia 8 anni)

Siamo convinte che parlare di economia a scuola contribuisca a formare nel bambino uno sguardo serio verso le azioni quotidiane concrete.

«Io facendo una piccola riflessione tra me e me, mi sono accorto che non risparmio molto, forse con l’acqua quando mi lavo i denti, mentre li spazzolo, chiudo l’acqua. Poi non spreco il cibo, di solito mangio tutto, perché non mi posso alzare da tavola prima di aver finito tutto quello che ho nel piatto.» 

(Angelo 8 anni) 

«Faccio risparmiare fatica alla mamma perché molto spesso porto via le immondizie nel cassonetto, però allo stesso tempo faccio sprecare fiato ai miei perché me lo devono dire tantissime volte. Beh mi è dispiaciuto scoprire che non risparmio molto.   »

(Riccardo 8 anni) 

«Economia per me è una cosa che studi da piccolo e poi secondo me può diventare un lavoro…»
(Giorgia 6 anni)

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Fare forza

Perché un elastico si allunga? Chi vince al tiro alla fune? Come fanno le bilance a segnare il peso? Queste sono domande che forse non ci poniamo mai perché diamo per scontati i fatti che vediamo succedere abitualmente e non ci interroghiamo sul perché e sul come succedono.

Perché un elastico si allunga? Chi vince al tiro alla fune? Come fanno le bilance a segnare il peso? Queste sono domande che forse non ci poniamo mai perché diamo per scontati i fatti che vediamo succedere abitualmente e non ci interroghiamo sul perché e sul come succedono. Ma sono domande che a scuola acquistano un diverso significato. Sono domande “facili” ma per rispondere bisogna indagare su come agiscono le forze che fanno succedere le cose e cercare delle spiegazioni che vanno sovente contro il senso comune. Costruire delle spiegazioni coerenti non è una cosa facile tanto più se i nostri interlocutori sono dei bambini. Non è nemmeno facile far capire come succedono le cose a ragazzi più grandi che in teoria dovrebbero avere più strumenti concettuali per costruirsi delle spiegazioni.

Maria Arcà e Paolo Mazzoli hanno dato da leggere il loro libro Chi vince al tiro alla fune? ad una studentessa che in seguito ha posto loro alcune domande. Abbiamo fissato in un filmato questo momento che ci è sembrato particolarmente significativo sia per le domande sia per le risposte. Una piccola lezione di fisica, in alcuni momenti, una riflessione su come viene insegnata, in altri.

Le attività molto semplici che Arcà e Mazzoli sperimentano da anni nelle scuole primarie e hanno descritto nel libro, ci svelano un nuovo modo di insegnare la fisica a partire da richieste non banali ma studiate con attenzione, accompagnate da domande che stimolano ad approfondire il come e il perché, con una grande attenzione ai modi con cui i bambini comunicano e cercano spiegazioni per ciò che vedono succedere.

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